Le visite alla Statua della Libertà sono state interrotte per tutto il week end. Questo uno dei primi risultati, ma non il solo, della mancata ratifica, da parte del Senato degli Stati Uniti, del Bilancio Federale che, di fatto, blocca l'attività amministrativa e gran parte dell'attività economica della più grande economia e democrazia occidentale, gli USA appunto. I timori che si stanno facendo largo tra gli addetti ai lavori diventano ogni giorno più tetri.

In particolare, per quanto riguarda Wall Street e tutte le ripercussioni che un calo delle quotazioni può, a lungo andare, avere sull'economia reale, sia in termini di Pil che di occupazione. E si sa che se New York ha il raffreddore, in Europa arriva l'influenza.

Le conseguenze sui mercati

E' già grave che migliaia di dipendenti pubblici dello Stato Federale si ritroveranno senza stipendio dal mese prossimo. L'ultimo emolumento sarà messo in pagamento venerdì prossimo. Ma ciò che preoccupa ancora di più sono le conseguenze sull'economia mondiale.

Come abbiamo messo in evidenza in un recente articolo, più lo shutdown si prolunga più i rischi di una recrudescenza della crisi economica si fanno sempre più reali. La Sec, l'equivalente della nostra Consob, ha già avvertito che potrà garantire la piena operatività solo per pochi giorni.

Sull'onda di questo sentimento, come si dice in gergo tecnico, le Borse valori di tutto Il mondo hanno aperto contrastate cercando di trovare degli spunti positivi per virare in territorio positivo. Tutto, ovviamente, dipenderà da quanto tempo impegneranno Repubblicani e Democratici a trovare l'accordo. Sta di fatto che già oggi il Senato americano si riunirà per trovare una soluzione e votare.

Ma non sono solo i valori azionari e obbligazionari a soffrire.

Anche il mercato delle commodities, le materie prime per intenderci, sarà paralizzato. Questo potrebbe portare al pagamento di costose penali e danneggiare, forse irreparabilmente, rapporti commerciali consolidati.

L' ora X saranno le 12

Secondo la maggior parte degli esperti gli Stati Uniti possono permettersi di rimanere in stand by per massimo due settimane. Dopodiché ogni giorno in più di inattività si ripecuotera' negativamente sulla crescta economica interna e internazionale.

Ecco perché già oggi, 22 gennaio 2018, alle 12 in America, le 18 in Italia, il Senato dovrebbe tornare a riunirsi. La sensazione è che, per sbloccare quanto prima la situazione, ci si accordi per votare un provvedimento temporaneo. L'obiettivo sarebbe quello di arrivare all'8 febbraio. Entro quella data si dovrebbero comporre le opposte divergenze e, quindi, votare compatti l'approvazione del bilancio. Staremo a vedere.