Tutte le rendite finanziarie, sia che si tratti di capital gain generati da dividendi azionari o obbligazionari a partire dal prossimo anno, ormai alle porte, subiranno una ritenuta fiscale in deciso aumento. L'aliquota fissata dall'ultima Legge di Bilancio [VIDEO], appena approvata, è del 26%. Questo, ovviamente, avrà conseguenze dirette sulla dichiarazione dei redditi dei rispettivi titolari delle azioni o delle obbligazioni. Anche se in maniera proporzionalmente diversa secondo le classi di reddito. Vediamo, quindi, di capire cosa possono aspettarsi i piccoli risparmiatori italiani.

I risparmiatori avvantaggiati e quelli penalizzati

Secondo le simulazioni effettuate dagli esperti, i cui risultati sono stati ripresi anche dal Sole24ore, in paragone all'imposizione sulle persone fisiche in senso stretto, quindi Irpef e varie addizionali, ad essere in una posizione migliore sono i risparmiatori con redditi superiori ai 75 mila euro lordi annui. Mentre, i titolari di redditi inferiori a questa soglia e che, nello stesso tempo, hanno un portafoglio azionario o obbligazionario rischiano di vedersi aumentata la tassazione di circa 10 punti percentuali. Secondo le stime del Governo, questo aumento dovrebbe garantire, solo nel 2018, un gettito ulteriore di circa 250 milioni di euro.

La tassazione sui dividendi

Entrando maggiormente nel dettaglio delle disposizioni approvate e inserite in Legge di Bilancio [VIDEO], la tassazione al 26% è riferita sia alle rendite cosiddette "non qualificate" appartenenti a risparmiatori persone fisiche, residenti in Italia, e che li percepiscono al di fuori dell'esercizio dell'impresa, sia alle rendite "qualificate" che, fino ad oggi, concorrevano al reddito del soggetto percettore nella misura del 58,14%. Ecco perché ad essere penalizzati saranno, sopratutto, i piccoli risparmiatori.

L'impatto sulle plusvalenze

La norma approvata ed inserita nella Legge di Bilancio consente di effettuare la compensazione tra le plusvalenze e le minusvalenze, indipendentemente dal fatto che si riferiscano a partecipazioni "qualificate" o "non qualificate". Inoltre, la tassazione delle plusvalenze colpisce anche i titolari di strumenti finanziari non residenti in Italia. Non solo, ma la nuova imposizione al 26% si applicherà anche agli enti non commerciali operanti nel nostro Paese e alle società semplici. Di certo, una vera e propria stangata per i piccoli risparmiatori.