Nuove possibili tensioni tra la Casa Bianca e il Cremlino. Il presidente americano Barack Obama, secondo alcune fonti della sua amministrazione riportate nelle settimane scorse da quotidiani locali, avrebbe autorizzato all’inizio di agosto la propria forza aerea a proteggere i ribelli siriani dagli attacchi dello Stato Islamico e da quelli del governo di Damasco. Il Wall Street Journal, nel riportare la notizia, ha affermato che il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale Usa Alistaur Baskey non ha voluto specificare la tipologia delle nuove regole di ingaggio evidenziando però che il suo paese intraprenderà "i passi necessari per fare in modo che queste forze possano condurre con successo la loro missione" minimizzando la possibilità di uno scontro diretto con l’esercito di Bashar al Assad.

La situazione - Il Pentagono ha addestrato negli ultimi mesi la parte moderata dell’opposizione a quest’ultimo al fine di prepararla ad affrontare adeguatamente, almeno ufficialmente, solo i miliziani dell’Isis. L’accordo ha appianato parte delle divergenze tra l’Occidente e il Cremlino in merito alla guerra civile siriana che nel 2013 avrebbe potuto assumere dimensioni regionali o addirittura mondiali dato che la Nato aveva accusato il rais di Damasco di avere usato armi chimiche contro la sua popolazione minacciando un eventuale ricorso alla forza per rovesciare il suo esecutivo il quale è stato difeso palesemente dai suoi alleati (ovvero la Russia, la Cina e l’Iran) che hanno evitato il peggio.

Il dialogo - Lo scenario che si era delineato all’epoca rischia di ripetersi oggi se l’amministrazione americana non smentirà le voci circolate ultimamente (ciò sarà difficile dal momento che gli Stati Uniti sono riusciti a coinvolgere nella lotta all’Isis il paese più ostile al regime siriano ovvero la Turchia) in merito alla sua nuova strategia. Il Cremlino ha espresso subito la propria contrarietà nei confronti dell’iniziativa americana affermando che essa minaccia la stabilità della Siria e ciò non contribuirà alla lotta contro i tagliagole. Il dialogo tra Washington e Mosca sarebbe proseguito, negli ultimi tempi, anche su un eventuale dopo Assad ma sembra che Putin voglia continuare a difendere il regime e gli interessi economici ancora oggi esistenti con quest’ultimo. Bisogna registrare tuttavia un piccolo segnale di apertura grazie a un recente accordo tra il segretario di Stato americano John Kerry e il suo omologo russo Sergej Lavrov che ha consentito, nelle ultime ore, al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di varare all’unanimità una risoluzione che prevede l’istituzione in una ventina di giorni di una commissione che cercherà di capire chi ha utilizzato, in passato contro i civili, ordigni al cloro e altri agenti proibiti dalle convenzioni internazionali.

Occidente e Cremlino - È difficile pensare che l’Occidente e il Cremlino possano cambiare la loro opinione; il primo continuerà probabilmente ad accusare Assad e il secondo coloro che desiderano esautorarlo con l’appoggio degli Stati Uniti e dei loro alleati. Uno dei fattori decisivi che ha spinto Obama ad abbandonare l’incertezza di un tempo potrebbe essere stato l’inizio della campagna elettorale per le prossime elezioni presidenziali del 2016 tentando di evitare così che l’apparente eccessivo pacifismo mostrato in questi anni risulti un indicatore di debolezza che porti nuovamente la stragrande maggioranza dei suoi concittadini, come nell’ultimo appuntamento elettorale di medio termine, a votare l’apparentemente più deciso partito Repubblicano.