La Corea del Sud ha accusato quella del Nord di aver dislocato alcune mine che sono esplose nei primi giorni di agosto, ferendo gravemente due suoi soldati presso la città di Paju, al confine tra i due Paesi. Il generale dell’esercito sudcoreano Ahn Young-ho ha accusato il nemico di avere compiuto questo gesto “con l'intenzione di infliggere un danno sulle nostre forze operative". Non ha escluso una risposta militare, confermando di avere avviato consultazioni in merito con la Casa Bianca e ha chiesto le scuse formali dalla controparte.

La zona in cui si è verificata questa azione ostile era già stata interessata, lo scorso ottobre, da scontri di lieve entità tra i due eserciti in seguito al lancio di alcuni volantini con contenuti ostili al governo nordcoreano, da parte di attivisti del sud, sul territorio amministrato da quest’ultimo.

Le origini della tensione

La tensione esistente deriva da un conflitto di tre anni, avvenuto tra le due Coree tra il 1950 e il 1953, in cui il Nord era sostenuto dall’Unione Sovietica e dalla Cina mentre il Sud dall’Onu e dagli Stati Uniti. Esso è terminato con un armistizio che prevedeva la smilitarizzazione di alcune zone di confine, tra cui quella in cui è avvenuto l’incidente pochi giorni fa. Le Nazioni Unite hanno condannato quest’ultimo, accusando il governo di Pyongyang di avere violato l’accordo, mentre Seoul ha posto in stato di massima allerta le sue truppe che sono coadiuvate da quelle del Pentagono.

Le preoccupazioni nord coreane

Il governo presieduto da Kim Jong Un, pur essendosi impegnato ultimamente nel processo di riconciliazione con la sua controparte, continua a essere isolato dalla comunità internazionale (eccetto la Cina) per un programma nucleare, tenuto segreto per anni, che ha portato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a punirlo più volte approvando all’unanimità, o con l’astensione di Pechino, sanzioni molto dolorose che hanno colpito in particolare la popolazione locale già stremata dalla povertà.

I migliori video del giorno

La Nord Corea ha sfidato più volte Seoul e gli Usa, limitandosi a sporadiche provocazioni belliche e ad una rumorosa propaganda finalizzata a richiamare l’attenzione mondiale sulla sua precaria situazione economica. Inoltre, ha puntato a tenere unita l’opinione pubblica interna, in modo che non minacci l’esistenza del regime e a scoraggiare invano le esercitazioni militari congiunte annuali tra i due alleati che inizieranno prossimamente.

Le iniziative del leader nordcoreano, tuttavia, non possono essere sottovalutate, in quanto il suo arsenale contiene numerosi ordigni nucleari che potrebbero essere sganciati persino sul territorio americano con conseguenze devastanti per l’intera umanità.