Quello che si temeva da tempo è purtroppo diventato realtà. L'ebola, il virus che ha provocato notevole preoccupazione nei mesi scorsi in diverse parti del mondo, è giunto ufficialmente dopo molti allarmi rivelatisi falsi anche in Italia. La persona interessata è un medico di "Emergency" che prestava servizio dallo scorso 18 ottobre in Sierra Leone, dove ha contratto la patologia, curando alcuni malati presso il centro di Lakka il cui numero aumenta ogni giorno di un centinaio di nuovi casi.

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L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha comunicato che i decessi in quella zona sono circa cinquemila ma il dato reale potrebbe essere peggiore. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha rassicurato la famiglia del nostro connazionale e l'opinione pubblica sul fatto che egli non ha avuto febbre o altri sintomi durante la notte appena trascorsa e che "continua a bere in maniera autonoma".

Il governo ha attivato l'Unità di Crisi della Farnesina e l'Aeronautica Militare che si occuperà di trasferirlo nelle prossime ore con trasporto ad alto biocontenimento presso l'Istituto Nazionale per le malattie infettive "Lazzaro Spallanzani" di Roma dove giungerà stanotte per essere ricoverato in condizioni di massima sicurezza e iniziare subito un trattamento terapeutico adatto. La famosa organizzazione umanitaria di Gino Strada per cui stava prestando il suo servizio si è limitata a confermare, in una nota, che il paziente sta bene dichiarando al contempo di non volere divulgare ulteriori dettagli sul caso "per rispetto della privacy del collega e della sua famiglia" precisando tuttavia di avere seguito in modo scrupoloso tutti i protocolli finalizzati a evitare il contagio del virus.

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Esso è apparso per la prima volta nel 1976 nella Repubblica Democratica del Congo e in Sudan, ha un tasso di mortalità pari al 90%, è ospitato probabilmente da alcuni tipi di pipistrelli e ha un periodo di incubazione tra i due e una ventina di giorni. Il contagio avviene tramite il contatto con ferite della pelle, mucose o liquidi delle persone infette. Il paziente appena guarito non deve avere rapporti sessuali per almeno tre settimane in quanto potrebbe ancora trasmettere la malattia i cui sintomi sono diversi come la comparsa della febbre improvvisa, una notevole debolezza, i dolori muscolari, il vomito, la diarrea, l'insufficienza renale ed epatica fino addirittura ad una terribile emorragia interna ed esterna che spesso conduce al decesso.