L'Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) ha reso noti gli attuali dati circa la drammatica situazione dei profughi siriani: ad abbandonare il proprio Paese per raggiungere Turchia, Libano, Egitto e Giordania sono stati già oltre quattro milioni di persone. Fra questi, numerosi bambini (nel 2014 avevano superato il milione). Un esodo che, a causa del conflitto, prosegue senza sosta dal 2011 - e non accenna a diminuire: nelle aree settentrionali siriane imperversano i combattimenti fra peshmerga curdi e jihadisti dello Stato islamico, scontri che da giugno hanno spinto 24mila civili a valicare il confine con la Turchia.

Ancora più allarmante è il numero degli sfollati interni: si tratta di circa 7,6 milioni di anime che vagano da una zona all'altra della Siria in cerca di un rifugio dalle persistenti violenze. Secondo le dichiarazioni dell'Alto Commissario Onu, Antonio Guterres, si tratta della più grave emergenza umanitaria - nel corso dell'ultimo quarto di secolo - che abbia coinvolto una generazione in seguito ad una singola guerra.

Come se non bastasse, la popolazione siriana, bisognosa dell'aiuto e del sostegno internazionale, attualmente "vive in condizioni terribili e sprofonda nella povertà", ha aggiunto Guterres. Per sostenere i Siriani, quest'anno l'Unhcr ha richiesto la somma di cinque miliardi e mezzo di dollari, eppure ha ricevuto dai partner meno del 25% del necessario a fornire adeguati soccorsi e assistenza sanitaria.

L'indifferenza occidentale

Alla preoccupante mancanza di fondi per l'emergenza, si aggiungono la carenza di infrastrutture e di servizi negli Stati confinanti con la Siria: Giordania, Libano e Turchia potrebbero - trovandosi al collasso - non essere più disponibili all'apertura delle frontiere senza l'indispensabile supporto della comunità internazionale. Ad esempio, a Zàatari, nel nord della Giordania, si trova il maggiore campo di accoglienza al mondo.

Secondo soltanto a quello keniano a Dadaab, il campo di Zàatari è attivo dal 2012 ed ospita centinaia di migliaia di profughi siriani. Le dimensioni sono paragonabili alla quarta città del Paese: una distesa sterminata, arida e pullulante di accampamenti, dove le risorse idriche scarseggiano e le famiglie devono sopravvivere con soli 35 litri di acqua a testa. Nell'est della Giordania è presente anche un altro centro, situato ad Azraq - a un centinaio di chilometri dalla capitale Amman.

Là si trova l'unica fonte d'acqua di un'area prevalentemente desertica.

A causa delle limitate donazioni, le agenzie umanitarie che operano sul territorio sono state costrette a tagliare i programmi di assistenza: nel 2014 le Nazioni unite hanno ridotto i fondi da 4,2 a 3,7 miliardi di dollari. Nello stesso anno, con l'intervento dell'Onu, solamente una percentuale irrisoria - lo 0,16% - della totalità dei profughi ha trovato ospitalità lontano dai Paesi limitrofi.

I civili siriani sono continuamente sottoposti ad aggressioni indiscriminate che portano alla perdita di vite umane: secondo le Nazioni unite, dal primo trimestre del 2011 le vittime sono state ormai più di 200mila. E molti rifugiati interni ai confini della Siria sono localizzati in zone impervie - o difficilmente raggiungibili per via dell'assedio prolungato - ed abbandonati a se stessi.

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