La presenza di residui di pesticidi chimici in frutta e verdura è pressoché inevitabile. Se da una parte queste sostanze svolgono l'importante ruolo di protezione dei raccolti da muffe, erbacce, parassiti ed insetti, a garanzia di una produzione continua ed abbondante, in grado si soddisfare la richiesta del consumatore, dall'altra è innegabile il potenziale pericolo per la nostra salute, rappresentato da questi veleni.

L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) parla di possibili effetti sia acuti che cronici sulla salute, a seconda della quantità e dei modi in cui una persona è stata esposta. E' buona norma dunque lavare bene i prodotti prima del consumo, ma quale sarà il metodo di lavaggio migliore e poi sarà davvero sufficiente?

I pesticidi sono necessari?

Da che mondo è mondo la protezione del raccolto ha avuto una priorità assoluta, dettata da questioni di pura sopravvivenza. Oggi siamo in oltre 7 miliardi ad occupare il pianeta ed è ovvio che per far fronte alla domanda crescente di alimenti, pur prediligendo pesticidi meno inquinanti di un tempo, questi non potranno mai essere del tutto eliminati dai produttori, seppur entro i limiti di legge (del resto i "vecchi" pesticidi inquinano tutt'oggi terreni e falde acquifere e vengono ancora impiegati nei paesi in via di sviluppo perché più economici).

Persino un prodotto "Bio" non potrà essere mai del tutto esente dalla presenza di queste sostanze ampiamente diffuse nell'ambiente. D'altra parte alcuni pesticidi di origine naturale (gli unici ammessi nell'agricoltura biologica), come i sali di rame (fungicida) sono molto tossici, ma accettati. Ma vediamo in definitiva cosa possiamo fare per ridurre più efficacemente la presenza dei pesticidi, in merito anche alle scoperte fatte dalla University of Massachusetts.

Ipoclorito di sodio, bicarbonato di sodio: metodi di lavaggio a confronto

I professori dell'University of Massachusetts hanno messo a confronto i metodi di lavaggio di frutta e verdura più comunemente utilizzati nelle nostre case, rispetto all'efficacia nel ridurre il contenuto di due pesticidi in particolare: Fosmet e tiabedanzolo.

Il primo è impiegato in agricoltura come insetticida, il secondo è un fungicida, antimuffa. Chiaramente questi rappresentano solo due delle numerose sostanze che possiamo ritrovare come residui in frutta e verdura. Per questo studio sono state ricoperte di questi due pesticidi le superfici di alcune mele. Ecco come si sono comportati i vari metodi di lavaggio:

  • Bicarbonato di sodio: nella misura di un cucchiaio di bicarbonato di sodio in 2 tazze d'acqua, sembrerebbe il migliore nell'eliminare i pesticidi dalle superfici del vegetale. Questo perché i pesticidi (anche se non tutti) tendono a degradarsi (sciogliersi) più facilmente in acqua e bicarbonato, per cui un ulteriore risciacquo sotto l'acqua corrente li farà allontanare. I risultati? Ben il 95% in meno di Fosmet e l'80% di tiabedanzolo;
  • Ipoclorito di sodio (candeggina diluita, ad es. Amuchina): questo disinfettante, spesso impiegato su frutta e verdura ancor prima della messa in commercio, riduce efficacemente la carica microbica (pochi effetti sui pesticidi);
  • Acqua corrente: il metodo più utilizzato e raccomandato dagli esperti, da sola è comunque efficace nel ridurre sufficientemente i residui di pesticidi chimici.

Nessun metodo è stato utile nell'eliminare al 100% la presenza di pesticidi, ciò anche in relazione alla natura stessa dei pesticidi.

Ad esempio il tiabedanzolo è un pesticida "sistemico", ovvero in grado di penetrare oltre la superficie del vegetale. Del resto le condizioni di laboratorio, non sono esattamente le stesse che ritroviamo nei prodotti in vendita presso fruttivendoli e supermercati (i tempi di contatto tra superficie del vegetale e pesticida sono anch'essi determinanti). Dunque, come afferma lo stesso Dott. Mukai, autore principale dello studio, intervistato dalla CNN, abituato a lavare i vegetali rapidamente sotto l'acqua corrente: "Per i miei figli, li lascerò più a lungo, forse aggiungendo un po' di bicarbonato di sodio - e poi sfidando la sorte, afferma - Se è solo per me, probabilmente li laverò solo qualche secondo". Tuttavia non ha avuto voglia di mangiare quelle mele dopo il suo esperimento.