L'emendamento a firma Saltamartini-Sottanelli presentato al Milleproroghe 72 ore fa ha contribuito a riproporre all'attenzione di lavoratori autonomi e partite Iva la questione del Regime dei Minimi 2015. Il provvedimento dovrebbe essere approvato dalla Camera in questi giorni, al massimo nel corso delle prossime settimane, ma nonostante l'ok definitivo non sia ancora arrivato appare opportuno iniziare a fare due calcoli per capire tra quale dei due regimi scegliere.
Si perché l'emendamento su partite Iva e Regime dei Minimi 2015 introduce due opzioni per il contribuente: tornare al vecchio regime (imposta al 5% e ricavi sino ad un massimo di 30mila euro), esteso a tutto il 2015, o optare per quello forfettario (imposta al 15% e ricavi massimi fissati a 15mila e 40mila euro) introdotto dalla tanto discussa Legge di Stabilità. Sebbene a prima vista la scelta appaia 'semplice' andando ad esaminare la questione più in profondità si scopre che non è assolutamente così anche e soprattutto perché quella del prelievo non è l'unica componente da tenere a mente.
Partite Iva e Regime dei Minimi 2015, aliquote e reddito: 2 opzioni, ecco come orientarsi - Si resta comunque in attesa dell'ok della Camera
Parlando di Partite Iva, Regime dei Minimi 2015 e Regime forfettario occorre innanzitutto fare una distinzione legata alla modalità di determinazione del reddito. Nel caso dei minimi è analitica, nel regime forfettario è invece (come suggerisce il nome stesso) forfettaria, ciò significa che in quest'ultimo caso rilevano dei componenti negativi da doversi calcolare in percentuale predefinita. Sempre parlando di reddito, bisogna poi ragionare per 'assurdo' cercando di capire cosa potrebbe accadere se un lavoratore autonomo dovesse varcare la soglia reddituale consentita: nel caso del Regime dei Minimi 2015 bisogna far attenzione a non superare la soglia dei 30mila euro in misura superiore al 50%, dato che in tal caso il regime di favore verrebbe meno con conseguente necessità di ricalcolare l'Iva che andrebbe addebitata all'origine. Ciò non accade nel regime forfettario. Se dunque un professionista con partita Iva che aderisce al Regime dei Minimi 2015 (quello riproposto dall'emendamento per intendersi) nell'anno in corso fattura 75mila euro da un punto di vista fiscale dovrà ragionare come se nello stesso 2015 fosse un soggetto ordinario, laddove invece col regime forfettario si uscirebbe dal forfait soltanto dal 2016 in poi.Un ultimo punto importante dovrà poi essere svelato dal governo Renzi: chi ha aderito al nuovo Regime dei Minimi 2015 costituito dalla Legge di Stabilità (quello forfettario per intendersi) e intende passare al vecchio, quello che l'emendamento Saltamartini-Sottanelli ha riabilitato per tutto il 2015, che percorso burocratico dovrà compiere? Resta comunque incredibile e ingiustificato il pasticcio combinato dal governo Renzi su partite Iva e lavoratori autonomi. Con un regime così sfavorevole in molti o hanno abbandonato l'idea di una ditta individuale o hanno optato per una 'fuga' all'estero, dove gli impedimenti burocratici sono infinitamente di meno e non richiedono comunque tempi di risoluzione biblici. In ultimo rileva la modifica alle aliquote dei contributi previsti per la gestione separata INPS: la Legge Fornero (e non la Legge di Stabilità) prevedeva un incremento sino al 33% entro il 2016, l'emendamento al Milleproroghe prevede invece un percorso più graduale (27% per tutto il 2015, 28% nel 2016 e 29 nel 2017). Seguiremo i prossimi sviluppi, cliccate il tasto 'Segui' in alto a destra per rimanere aggiornati.