Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, in una nota stampa esprime il suo pensiero sull'atteggiamento del governo sul confronto delle pensioni di flessibilità. La sindacalista non capisce perché non si apra un vero tavolo di confronto per discutere della legge Fornero e di come mettere mano alla flessibilità: secondo Lamonica uno degli interventi urgenti da fare è quello dei lavoratori che hanno iniziato a lavorare a 20 anni, i cosiddetti lavoratori precoci, per i quali la riforma Fornero ha fatto allontanare troppo l'andata in pensione.

Lamonica sottolinea che c'è la necessità di  mettere un tetto e che non si deve salire sopra i 41 anni mentre oggi occorre lavorare sino a 41 anni e mezzo per le donne e sino a 42 anni e mezzo per gli uomini. E visto che dal 2016 la speranza di vita costringe i lavoratori a restare sul lavoro sempre più a lungo, tutto ciò è inaccettabile.

Con la legge Fornero i  lavoratori che fanno lavori usuranti possono andare in pensione a partire dai 62 anni e 3 mesi di età, ma visto che chi fa questi mestieri è praticamente un lavoratore precoce a quell'età risulterebbe già maturato il requisito Fornero dei 42 anni e mezzo di contributi.

E quindi l'anticipo nei loro confronti è in realtà inutile. Per quanto riguarda invece le lavoratrici e gli esodati, la segretaria Lamonica è convinta che è necessaria una flessibilità, partendo almeno dai 62 anni, con un minimo di contributi che può attestarsi dai 35 anni.

Cesare Damiano

In uno dei soliti aggiornamenti sulla sua pagina Facebook l'on Damiano spiega che la flessibilità nel sistema pensionistico fa risparmiare. In un calcolo corretto, quando si esce a 62 anni anziché a 66, il costo dell'anticipo  dei primi 4 anni di una pensione (con penalizzazione dell'8% totale, 2% annuo) sarà ampiamente compensato dai risparmi dei successivi 18 anni, pari al 4,22%. Se si pensa che la speranza di vita media calcolata dall'ISTAT è di 84 anni e che la differenza tra 84 e 62 è di 22 anni il risultato è che si avranno 4 anni di costo e 22 di risparmio. In questo modo il sistema potrà considerarsi sostenibile. 

E i lavoratori si chiedono quindi se non ora, quando?