Procedono incessantemente le dichiarazioni sulla riforma pensioni e sulle misure a favore della flessibilità in uscita. Padoan, in un'intervista rilasciata a La Repubblica, apre solo all'uscita anticipata per i disoccupati senza lavoro; Renzi all'Unità propone di inserire un primo rimedio sulla flessibilità già in Legge di Stabilità mantenendo l'equilibrio dei conti pubblici; Giubileo sostiene che mandare in pensione persone troppo giovani, indipendentemente dal montante contributivo, sia inammissibile ed insostenibile, la soluzione potrebbe essere al più quella di mandare in pensione i precoci alla stessa età degli altri, ma con un assegno maggiore.
Sulla flessibilità in uscita così come sulla quota 41 per i precoci prosegue il 'balletto' di dichiarazioni, alcune pro (Camusso, Salvini, Rizzetto, Simonetti, Lamonica, Benvenuto) che sostengono che dopo 41 anni di lavoro andare in pensione non sia certo un privilegio e che si dovrebbero pensare misure ad hoc; altre che dimostrano la contrarietà nel voler apportare modifiche strutturali alla Riforma Fornero in generale ( Giubileo, Ferrara, Padoan). Eccovi le ultime dichiarazioni giunte, invece, da un lavoratore precoce, che esausto di sentir parlare della propria categoria in modo improprio ha deciso di pubblicare un post di protesta verso tutti coloro che non ritengono indispensabile la Quota 41
Pensioni precoci, ultime novità: provate voi a lavorare 41 anni, poi ne riparliamo
'Ci sono tanti, politici, opinionisti o giornalisti che intervengo in merito alla questione riguardante i lavoratori precoci, ma molti di questi non si rendono conto di cosa abbia voluto dire iniziare a lavorare a 14/15 anni (quasi bambini) e oggi dopo 39/40/41 anni di lavoro sentirsi dire che andare in pensione con i nostri 41 anni di lavoro costerebbe troppo ai bilanci dello stato e questi costi ricadrebbero sulle future generazioni.
Invito questi signori, prima di esprimere le loro opinioni, di leggere le tante storie di vita dei componenti di questo gruppo, forse dopo averlo fatto le loro, a volte affrettate e stereotipate conclusioni, cambierebbero, inoltre noi i contributi li abbiamo versati, quindi non ci sono costi a carico dei giovani. Anzi è proprio la nostra permanenza sui nostri posti di lavoro a creare qualche difficoltà ai giovani nel trovare un lavoro e progettare così un legittimo e dignitoso futuro. Noi lavoratori precoci abbiamo contribuito fattivamente a far diventare grande questo Paese e di questo siamo orgogliosi, per questo motivo chiediamo a chiunque rilascia delle dichiarazioni che ci riguardano, di farlo nel rispetto delle nostre storie'
Insomma Fabio Pototschnig, che ci ha autorizzato gentilmente a pubblicare quanto detto su Fb, vuole smuovere le coscienze dei politici, giornalisti e opinionisti, che spesso in modo inappropriato parlano del loro caso e della quota 41 senza conoscere le reali condizioni vissute dai lavoratori precoci. Quel che viene richiesto è, oltre alla tutela dei propri diritti, un po' di rispetto per chi avendo già dovuto rinunciare alla propria gioventù oggi chiede di potersi avvicinare con maggiore serenità quantomeno alla vecchiaia. E forse chiedere troppo?