E' una legge economica ineludibile, eppure molti esponenti di vertice del mondo politico europeo fanno finta che non esista: la visione razionale dei fenomeni. Qualunque iniziativa economica segue questa fondamentale disciplina di ragionamento, unica strada per giungere a conclusioni assennate. Ora, quello dell'emigrazione verso l'Europa è un fenomeno epocale, generato da un radicale mutamento degli scenari internazionali che dal dopoguerra ad oggi hanno compresso lo sviluppo nel vecchio continente mentre Africa e Medio Oriente, tra guerre, carestie ed epidemie, hanno da tempo superato la soglia della sostenibilità: non sono aree adatte alla vita antropologica.

Dunque, l'alternativa ad un crudele destino di morte è l'emigrazione. Chi in Occidente vorrebbe chiudere le frontiere (vorrei poi sapere quali e come) deve avere il coraggio di affermare, senza ipocrisie tragiche, che intende condannare a morte qualche milione di persone.

Il cinismo dei leader europei

In Occidente, il tasso di natalità scende rapidamente da almeno mezzo secolo. Tende a crescere lo squilibrio dei conti pensionistici, gravemente leso non solo dall'aspettativa più alta di vita ma anche dallo scarto tra chi produce e chi è a riposo.

Gli effetti ricadono anche sul sistema sanitario che già in Italia appare insostenibile e che sempre più costituisce un mercato appetibile per finti benefattori, in realtà speculatori di malattie. Emerge chiara la necessità di immettere energie nuove nell'asfittico occidente: senza i migranti, le società europee non potranno pagare le pensioni e curare i malati. E cosa fanno i leader europei? Demagogia per raccattare qualche voto. Voti che puzzano di decadenza e di morte.

L'accoglienza come unica soluzione

Ovviamente, la scia del terrore spinge verso chiusure che per adesso si nutrono di intolleranza religiosa. Ma la soluzione è muoversi al contrario: bisogna accogliere quanto più possibile mediante quattro formule operative: la regolamentazione degli ingressi periodici per stemperare la clandestinità; definire un quadro semplice di regole di cittadinanza sovraordinate alle norme religiose; favorire l'integrazione attraverso l'insegnamento di base, linguistico e tecnico-professionale e l'educazione civica (che non farebbe male neanche a noi); infine, incentivare l'imprenditorialità per coloro che conseguono con profitto un titolo abilitativo scolastico e professionale.

A scuola classi miste. Nelle città niente ghetti ma ripopolamento e riqualificazione di quartieri e piccoli centri. 

Fondi europei spesi utilmente: cambiare la strategia

Recentemente, il Commissario UE alle Politiche Regionali si è lamentata dei risultati ottenuti fin qui attraverso l'impiego dei fondi europei nel Sud Italia. Regioni come Campania, Calabria e Sicilia non crescono affatto nonostante gli investimenti profusi. E' ora di cambiare strategia impiegandoli per la creazione di: centri scolastici e di formazione professionale per i migranti, con occupazione per migliaia dei nostri giovani laureati; programmi di riqualificazione urbana ed ambientale destinati all'accoglienza ed all'integrazione tra cittadini comunitari ed extracomunitari, imprimendo un enorme rilancio al settore edilizio; programmi di agevolazione fiscale, economica e di deregulation burocratica per lo sviluppo dell'agricoltura e della piccola industria mediante un bilanciato processo d'integrazione (imprese miste tra comunitari ed extracomunitari).

Una moratoria previdenziale

Così, per chi da migrante s'insedia in Europa, non sarebbe chiedere troppo una moratoria previdenziale di almeno 10 anni allo scopo di rinvigorire le casse previdenziali mediante contributi svincolati da effetti di natura pensionistica. I migranti possono diventare una risorsa straordinaria per l'Occidente. E dovremmo essere noi ad andarli a prendere, a farli viaggiare in sicurezza nel Mediterraneo ed a fornire loro un'accoglienza strutturata ed intelligente. L'economia, talvolta, può anche avere un riflesso morale.