#Giorgio Napolitano potrebbe annunciare le sue dimissioni dal ruolo di Presidente della Repubblica a breve. Ne è sicuro il portale Dagospia, non nuovo, fra l'altro, ad annunciare notizie del genere. "Re Giorgio" potrebbe ritirarsi a vita privata dopo più di mezzo secolo di attività politica, subito dopo la fine del semestre italiano di presidenza dell'Unione Europea che dovrebbe scadere a gennaio 2015. Il Parlamento in carica, pertanto, sarebbe chiamato a nominare un suo successore a breve e le forze politiche, sottobanco, potrebbero aver già iniziato i primi incontri.

Dimissioni Napolitano: addio fra dicembre 2014 e gennaio 2015

Secondo Dagospia il Presidente della Repubblica potrebbe salutare la compagnia fra l'inizio del nuovo anno, cioè a gennaio 2015, o al massimo entro il 29 giugno quando compirà la bellezza di novant'anni.

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Addirittura qualcuno ipotizza un addio il 31 dicembre, sulla falsariga di quanto fu pronosticato quasi un anno fa, nel corso del tradizionale discorso di fine anno che in ogni caso pare essere l'ultimo del suo lungo mandato. Lo stesso Napolitano, del resto, ha avvisato fin dal principio della provvisorietà del suo secondo mandato che difficilmente avrebbe portato a termine. Con il governo Renzi molto probabilmente ha ritenuto finito il suo compito dato che l'esecutivo guiderà il Paese senza più bisogno del suo aiuto o, comunque, si andrà verso uno scioglimento anticipato delle Camere con cui il Premier chiederà la fiducia ai cittadini.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, l'approvazione del Jobs Act sarebbe stato un segnale che avrebbe convinto "Re Giorgio" circa la possibilità di fare le riforme.

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Il fenomeno del Movimento 5 Stelle, afferma Dagospia, sarebbe in caduta libera e pertanto il Presidente non sarebbe più terrorizzato dall'idea di "lasciare l'Italia in mano a Grillo". Che questa fosse una delle sue più grandi preoccupazioni, del resto, lo si era sempre capito. Comunque andrà a finire, dopo le dimissioni, il successore del Presidente Giorgio Napolitano sarà chiamato a rimediare rispetto allo stravolgimento del ruolo messo in atto dal Capo dello Stato, divenuto attore politico di primo piano in questi ultimi anni.