E’ scontro tra i sindacati e l'Inps guidato da Tito Boeri riguardo le ultime proposte per la riforma delle pensioni: il nodo è sempre lo stesso e riguarda l’età con cui i lavoratori precoci devono lasciare. Al momento, come è noto, l’istituto della pensione anticipata prevede che occorrono 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. I sindacati appoggiano la proposta di Cesare Damiano, nota a tutti soprattutto per la previsione della c.d. quota 41, cioè la possibilità di lasciare il lavoro indipendentemente dall’età anagrafica con almeno 41 anni di versamenti contributivi.

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L’idea, che ricalca un po’ il meccanismo che fu della pensione di anzianità, piace poco sia al governo, che non si è mai espresso a favore, che all’INPS, alla luce delle ultime notizie emerse in questi giorni.

Pensione anticipata per i precoci: cosa pensa Boeri?

Ha fatto discutere la posizione del presidente dell’INPS emersa dalle ultime notizie sulle Pensioni: l’economista bocconiano, infatti, sostiene che la quota ideale per l’uscita dei lavoratori precoci è da fissarsi a 42 anni per le signore e 43 anni per gli uomini, senza assoggettare tale soglia all’adeguamento alla speranza di vita che attualmente governa il nostro sistema previdenziale.

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Oltre a non piacere ai lavoratori precoci, che attendono ormai da anni una soluzione alla loro vertenza, la linea di Boeri non trova l’approvazione dei sindacati che, dal canto loro, sostengono la necessità di attuare la quota 41.

Ultime notizie pensioni precoci ad oggi, 28 gennaio: la posizione del governo Renzi

Per il momento le promesse di Renzi sono state disattese: l’intervento sulla flessibilità in uscita non è arrivato e Palazzo Chigi sembra politicamente impegnato su altre questioni come quella, spinosa, delle unioni civili.

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Pensioni

Visto il clamore mediatico che ruota intorno alla vicenda, appare piuttosto poco probabile che il premier decida di mettere mano al cantiere della previdenza in questa fase. In realtà, dall’atteggiamento che si evince dal governo, pare che a latitare siano le idee: bisogna conciliare lo sguardo vigile di Bruxelles con le esigenze di bilancio e le aspettative dei lavoratori. Padoan, tra l’altro, è impegnato in Europa per definire le vicende riguardo la crisi del sistema bancario e, al momento, appare assai difficile prevedere una decisione politica tesa alla spesa viste le varie incombenze a cui l’esecutivo è chiamato.

L’impressione è che, dunque, ci sarà ancora da attendere.

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