"Lo #Stadio della Roma (quando se lo compra) è un regalo al costruttore. Il calcio è solo una scusa". Parola di Virginia #Raggi, alle prese anche con nuove grane. Era il 2014 e l'attuale sindaca, che era consigliera dell'Assemblea Capitolina, scriveva queste parole su Facebook. Il sindaco di Roma era Ignazio Marino, a cui a dicembre 2013 era stato presentato il progetto dello stadio. "Parliamo tanto di delibera sullo stadio, ma si chiama business park, ci sarà un motivo?" rincarava la Raggi in un altro tweet. E ancora: "Quartiere #parnasi as. stadio Pallotta as. stadio della Roma (quando se lo compra): 900mila mq di cemento di cui solo il 14% per lo stadio, quindi un quartiere con un impianto sportivo al centro.

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Lo stadio è la foglia di fico per dare un po' di cemento al caro Parnasi".

L'esposto dei grillini

Non solo. Sempre nel 2014, Virginia Raggi firmò un esposto insieme a Daniele Frongia, assessore allo sport, Marcello De Vito e Enrico Stefano, presidente e vicepresidente del Consiglio Comunale, in cui si definiva "scellerata" la scelta dell'area di Tor di Valle per la costruzione dello stadio perché avrebbe avuto un "impatto negativo sull'ambiente ed il paesaggio". Nell'esposto le accuse sono molto gravi: si parlava di "scopo fraudolento", di "speculazione edilizia" e di "vantaggi economici".

Dov'è finita la coerenza?

Tor di Valle è esattamente la stessa area, dove oggi il Campidoglio guidato dal M5S, vorrebbe far sorgere l'impianto sportivo dopo che la giunta si è liberata del più grande ostacolo, l'ex assessore all'urbanistica Berdini.

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E mentre la deputata Lombardi accusa la giunta romana e la sindaca di mancanza di coerenza e definisce il progetto "una speculazione immobiliare che una società statunitense vuole portare avanti ad ogni costo", la Raggi prova a scaricare tutto ancora una volta sulle amministrazioni precedenti, provando a giustificarsi agli occhi dei cittadini paventando una causa milionaria nei confronti del Comune di Roma da parte dei costruttori se le trattative fossero interrotte. Insomma, la sindaca sarebbe costretta a fare lo stadio. Difficile che possa reggere questa teoria, mentre la base grillina è sempre più in rivolta sul web. Di certo tra quello che scriveva la sindaca e la posizione attuale del movimento qualcosa si è perso: la coerenza.