La pandemia provocata dal coronavirus Sars-CoV-2 continua a mietere vittime e contagi in tutto il mondo. In Italia nella giornata di ieri 22 ottobre si sono registrati 16.079 nuovi contagi e 136 morti. Dopo diversi mesi la curva è tornata dunque a salire in maniera esponenziale, con numeri che non si erano mai visti prima. Per questo i virologi adesso lanciano l'allarme e si dicono preoccupati per quanto sta avvenendo.
Uno di questi è Andrea Crisanti, professore di Microbiologia e Virologia all'Università degli Studi di Padova, il quale ai media nazionali ha riferito che "servono tre mesi di restrizioni per arrivare al reset". Per l'esperto, comunque, un altro lockdown sarebbe impensabile.
Crisanti: 'Siamo al punto di partenza'
Per il virologo in Italia adesso "siamo al punto di partenza", in quanto subito dopo aver superato la prima ondata bisognava fare tamponi a tappetto, almeno 300 o 400 mila al giorno, questo in modo da spezzare la catena dei contagi e individuare per tempo i positivi.
Secondo Andrea Crisanti nel nostro Paese la catena di tracciamento si è sbriciolata una settimana fa, per cui adesso il sistema sanitario sta andando in sovraccarico. Il professionista ha spiegato che per rintracciare le catene, considerati gli oltre 16 mila contagi di ieri 22 ottobre, si dovrebbe arrivare a tracciare 160.000 persone. Al momento, spiega il virologo, non c'è nessun sistema sanitario al mondo in grado di fare tutto ciò, per cui le uniche armi a disposizione per fermare i contagi sono le misure restrittive e il distanziamento sociale. Il professore ha detto che se le misure attuate in questo periodo dal governo avranno effetto bisognerà poi chiedersi come consolidare il risultato.
Per il professionista se si continua con questi alti e bassi si rischia di provocare seri danni anche al tessuto economico.
Il virologo: il personale per la rianimazione va formato
Andrea Crisanti ha poi fatto presente la situazione all'interno delle terapie intensive in Italia, che in queste ultime settimane hanno visto aumentare in maniera importante i ricoveri a causa della malattia Covid-19. Secondo il virologo all'interno di questi reparti c'è un problema di personale. Un infermiere di rianimazione, ad esempio, ha una professionalità elevatissima come anche un anestetista che lavora presso lo stesso reparto, per cui chi viene impiegato in questi reparti, secondo Crisanti, deve essere adeguatamente formato.
Il professore ha poi ricordato che lui già due o tre mesi fa aveva suggerito alle autorità sanitarie di fare fino a 400.000 tamponi al giorno in modo da poter creare una rete di contact tracing efficace.