Gli Ok Go sono dei semplici ragazzi complicati. Sono anche dei bravi musicisti. Quando si cimentano poi nella promozione dei loro pezzi attraverso i Videoclip, spesso ne escono fuori piccoli capolavori. Di sicuro non si limitano al faccione del cantante in bella mostra e gli altri dietro agli strumenti. E’ il caso del loro The One Moment, pezzo estratto da un album del 2014, Hungry Ghosts, che fu il quarto del gruppo di Chicago (gli altri sono: Ok go del 2002, Oh no del 2005, Of the blue color of the sky del 2010).

Il video è stato girato in circa 4 secondi (4,2 per la precisione, e in questo caso ogni millesimo è fondamentale), ma oltre ad una preparazione molto più lunga dove “succedono cose”, e tante, c’è un slow motion che permette alle immagini di coprire tutti i 3’41” della canzone.

Oltre allo slow motion è interessante vedere come tutto accada a tempo con i suoni nonostante questa distorsione temporale.

Gli Ok Go ci hanno abituato bene. In passato realizzarono videoclip come Here it goes again e I won’t let you down dove si apprezzava soprattutto il meccanismo perfetto delle coreografie degne dei migliori Musical di Hollywood. Specialmente il secondo, uno spettacolo di geometrie e colori che non passarono inosservati (ad oggi circa 30 milioni di visualizzazioni su youtube). Nel primo invece ci intrattenevano facendo ginnastica su tapis roulant a ritmo di Musica (la loro).

Il gruppo alternative rock di Chicago, che si ispira ai The Clash, è composto da Damian Kulash, Andy Ross, Tim Nordwind, Dan Konopka, Andrew Duncan. Ragazzi-uomini scanzonati ma intonatissimi, specialmente quando si tratta di presentarsi anche visivamente al pubblico.

I migliori video del giorno

Un caso emblematico di come ancora e anzi soprattutto oggi, sia importante il videoclip e l’identità artistica allargata ad altri mezzi espressivi oltre a quello di competenza. Il tormentone Happy (2013) di Pharrell Williams per esempio non era solo una canzone ma un progetto artistico dove il videoclip aveva un sito dedicato in cui il pezzo andava in loop 24 ore con scenari e persone diverse.

Il discorso, oltre ai videoclip musicali potrebbe essere allargato anche ad altre forme brevi in campo audiovisivo, come il cortometraggio o il fashion film, da alcuni anni territorio prediletto di sperimentazioni.