Se c'è un terreno su cui i gattari e quelli che io-sono-un-tipo-da-cane sono sempre sul piede di guerra, è quello della difesa ostinata della “intelligenza” del proprio pelosetto preferito. Ma giovedì scorso, il risultato di uno studio condotto dalla Sophia University di Tokyo ha dimostrato che il gatto è in grado di riconoscere il proprio nome e di distinguerlo da altre parole di lunghezza e fonetica simile. Un po' come i cani, il cui livello di comunicazione con gli umani è stato studiato a lungo, evidenziando che il cane è in grado di riconoscere centinaia di parole se adeguatamente addestrato.

Il suono del nome è uno stimolo saliente per il gatto

Dunque, gattari di tutto il mondo, gioite! Ma non troppo. Perché in realtà, “è inequivocabile che il nome del gatto è uno stimolo saliente”, ha dichiarato Atsuko Saito, l'autore che ha condotto lo studio, alla Associated Press, “e viene associato a premi come cibo, coccole e giochi”. Per questo il suono del loro nome diventa speciale, anche se effettivamente non capiscono che si riferisce a Loro Maestà.

I ricercatori hanno condotto diverse versioni dell'esperimento, sempre nell'ambiente confortevole della casa in cui vivono i gatti. In alcune sessioni i gatti ascoltavano una registrazione della voce del loro proprietario che pronunciava alcune parole, intervallate da 15 secondi di pausa, seguite dal nome del gatto.

In altre versioni, invece, una voce estranea elencava parole e nomi di altri gatti che vivono nella stessa casa, sempre seguiti dal nome del gatto che stava ascoltando.

In ogni caso, il risultato era molto chiaro: la maggior parte dei gatti muoveva la testa, le orecchie o la coda al sentire il proprio nome.

“Abbiamo concluso che i gatti possono distinguere il contenuto delle espressioni umane in base alle differenze fonetiche”, scrivono i ricercatori sulla rivista Scientific Reports. “Questa è la prima prova sperimentale che dimostra l'abilità dei gatti a comprendere le espressioni verbali dell'uomo”.

Tuttavia c'è un'eccezione per i gatti che convivono nello stesso ambiente: distinguono il proprio nome da altre parole casuali, ma non dal nome degli altri gatti.

La spiegazione più plausibile a questo fenomeno, secondo i ricercatori, è che “se una persona chiama il gatto A, ma il gatto B si avvicina per primo e riceve cibo e coccole al posto del gatto A, questo renderebbe la distinzione tra i due nomi meno rilevante per entrambi i gatti”.

I pareri degli altri esperti di gatti

Nessuna sorpresa per chi ha un gatto (o più di uno) e ne conosce a fondo il comportamento e le abitudini, ma lo studio ha riscosso un'eco mondiale tra gli esperti di comportamento animale e in molti hanno condiviso le proprie impressioni sul risultato.

Kristyn Vitale, che studia il comportamento dei gatti e il legame tra gatto e uomo all'Università Statale dell'Oregon e che ha addestrato dei gatti a rispondere a comandi verbali, concorda sul fatto che i gatti non sono in grado di associare il senso di sé al proprio nome.

“È più come essere addestrati a riconoscere un suono”, ha detto. Anche Monique Udell, che studia comportamento animale alla Oregon State, afferma che lo studio mostra che “I gatti prestano attenzione all'uomo, a quello che dice e a quello che fa, e imparano da questo”.

Jennifer Vonk, professoressa dell'Università di Oakland specializzata in cognizione animale, ha annunciato alla NPR: “Concordo con gli autori sul fatto che lo studio non può assicurarci che i gatti riconoscano il proprio nome come un'etichetta che li identifica, ma è interessante notare che lo avvertono come un segnale speciale, probabilmente associato a una ricompensa, come cibo e coccole”.

Il professore specializzato in comportamento animale all'Università Eotvos Lorand di Budapest, Peter Pongracz, in una email si è congratulato con i ricercatori ma ha evidenziato che il campione su cui si è basato lo studio era un po' limitato.

Pongracz ha voluto giustificare la tendenza dei gatti a non rispondere quando chiamati dicendo che “i gatti se la cavano benissimo con gli umani limitandosi ad essere adorabili”.

“Se un gatto si mostra poco espansivo non vuol dire che sia antisociale o individualista”, continua Pongracz, “Come ha dimostrato lo studio condotto in Giappone, i gatti non necessariamente rispondono al proprio nome correndo verso il loro proprietario, quanto piuttosto con un semplice, discreto scatto delle orecchie”. Ma questo chi ama i gatti lo sa benissimo. Ci amano a modo loro.

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