Per la NeoEdizioni è uscito di Nicola Pezzoli ilromanzo "Quattro soli a motore". Storia ricca dipersonaggi, di morti, di neologismi. Corradino, il protagonista, è attanagliatoda un irriducibile senso di colpa per «le anime che ho ucciso» dicenell'abbrivio.

La sua infanzia è costellata da un padre-carogna, ribattezzatoVidela (rimando al dittatore argentino), da amici cretini, da suoracce, dalla«terrificante bigotta» De Ropp, da un sacerdote, Don Gioele, succube dellatemuta De Ropp, dall'unica "perla" Cristina di cui è innamorato, da una madrebevitrice di Tocai e birra Splugen, da una maestra che teneva in bocca unfastidiosissimo «nevvero» pronunciato ad ogni emissione di fiato.

Infine,dall'amico Gianni, finito anch'egli anni dopo sotto la falce impietosa della "Signorain Nero".

Paesaggi e personaggi descritti con taledovizia di particolari da ritenere l'A. una sorta di cronista medievale che ciriporta la piccola storia, ordinaria quanto si vuole, ma illuminante perraggiungere la conoscenza evolutiva di una società. Il ragazzo, come neimigliori romanzi di formazione, è chiamato ad intraprendere un "rito dipassaggio". Ebbene, se nel mondo domestico di Corradino c'era poco di cui rallegrarsie "molto di crudele", all'esterno si consumava la tragedia delle Brigate rossee la fabbrica del Ruspazzi inquinava e la dittatura di Videla imperversavaall'altro capo del mondo.

Ora, ci chiediamo se la fanciullezza di Corradino siaancora possibile ai giorni nostri, nell'era del web.

Eppure, da quel '78 sonotrascorsi poco più di trent'anni. Ciò nonostante, la vita del giovane ci appareun'epoca neolitica dai modi di vita di un undicenne d'oggidì. Pare impossibileche in così breve tempo l'odierna quotidianità dei giovani abbia connotazioniprive di qualsivoglia punto di contatto con quel tempo. Forse, in qualche appenninicacittadina del sud-Italia.

E' difficile immaginare, oggi, un adolescente per campidi granturco, frequentare sagrestie, frantumare uova d'uccelli nei nidi, inventariareinsetti su bloc-notes, leggere comunicati ciclostilati-in-proprio. L'universodi Corradino è un altro, quasiimmaginario. Uscito più da un racconto di F. Molnar con i suoi "Ragazzi dellavia Pal" che da "Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino" dellaberlinese Christiane F., eroinomane a 13 anni e della sua discesa negli inferi della tossicodipendenza, tal quale molti giovani contemporanei.

Ed è quiche si condensa la bellezza del romanzo di Pezzoli: il ricordo pone due epochea confronto su cui riflettere.

Se da allora ad oggi esistono abissalidistinzioni, ciò che al contrario sembra unirle è il senso di frustrazione chei ragazzi nutrono verso i padri che, presi da se stessi, tentanodi rimediare col concedere tutto. In realtà, è un niente che non rispetta l'essere umano che ambirebbe all'affetto anzichéa contentini per azzittire i rimorsi.

La sferzante ironia di Pezzoli è figliadella mancanza di comprensione, interesse, partecipazione. Ma è anche dimodelli di debolezza: la debolezza degli adulti declinata e mostrata in tuttele salse. Quante volte, a nostra insaputa, i nostri ragazzi si sono appartatiin lacrime nel silenzio delle loro stanze, considerandoci immeritevoli delleloro confessioni, finendo d'imboccare un bivio sbagliato?

Corradino è stato piùfortunato. Ha incontrato lungo la strada Tobias Kestenholz, ovvero unvecchio saggio che lo ascolta, lo rincuora, lo consiglia, lo alleggerisce deipesi dell'anima. Kestenholz per il giovane amico rappresenta un modello, unricovero in cui sparivano tutte le sue paure. Ci chiediamo, quanti esempi cisono in giro a cui i tanti Corradino, oggi, potrebbero ispirarsi per proseguirela vita con maggiore serenità e fiducia?

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