Il Parlamento Europeo ha approvato - tra le proteste della piazza - il C.E.T.A. (Comprehensive Economic and Trade Agreement, Accordo Economico e Commerciale Globale) il controverso trattato di libero scambio tra l'Unione Europea e il Canada. A votare a favore sono stati i gruppi per così dire "di maggioranza", i Ppe, l'ALDE e il Pse, mentre hanno votato contro Sinistra Europea (a cui aderisce l'Altra Europa, Prc e Sel), l'Europa delle Nazioni e della Libertà (il gruppo di Marine Le Pen e Lega) e l’Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (a cui aderiscono il Movimento 5 Stelle e l'Ukip di Farage), ma anche alcuni esponenti "ribelli" del Pse, in primis quelli valloni.

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Oltre all'abbattimento quasi totale delle barriere doganali tra le due entità, il trattato consentirà alle aziende europee un accesso ancora maggiore agli appalti pubblici canadesi e viceversa.

Molto controversi gli aspetti relativi alla sicurezza alimentare, anche se pare si siano ottenute alcune garanzie ad esempio relative all'importazione di carne.

Gli arbitraggi internazionali e i precedenti a favore delle grandi multinazionali

Diversi i punti critici di questo trattato. Primo fra tutti quello relativo all'istituzione di clausole per la “Risoluzione delle controversie tra investitore e stato”, che consente alle aziende di citare in giudizio i singoli stati qualora vedano lesi i propri interessi. Tali controversie saranno sottoposte all'arbitrato giuridico di una corte composta da tre membri scelti all'interno di una lista di 15 avvocati d'affari. I precedenti relativi ad altri trattati simili mostrano come spesso questo strumento sia stato utilizzato dalle grandi multinazionali per "tutelarsi" da provvedimenti a tutela della salute, dell'ambiente, dei diritti dei lavoratori.

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Ad esempio la Philip Morris si avvalse di questo meccanismo contro l'Uruguay e l'Australia, colpevoli di aver intrapreso campagne antifumo, mentre la Oceana Gold citò in giudizio El Salvador per aver impedito l'apertura di una miniera dal devastante impatto ambientale.

Anche le grandi multinazionali statunitensi potrebbero usufruire dell'arbitraggio previsto dal ceta, attraverso le loro sedi consociate situate in Canada