Per qualche ora ha commosso e sorpreso tutti, anche i media internazionali più attenti. Le sue foto stavano diventanto virali. Poi la verità è venuta a galla. Hagi Toure, 27 anni, giocatore di beach handball, una variante di pallamano giocata sulla sabbia, non è un migrante, non ha viaggiato in modo illegale dal Senegal verso la Spagna e la sua vita non è mai stata in pericolo.

Le immagini messe su Instagram, sull'account abdoudouifi1993 che lo ritraevano nelle tappe del suo viaggio verso una nuova via erano un clamoroso fake. Una campagna pubblicitaria per sensibilizzare la vita di chi non ha avuto altra scelta che viaggiare. Di chi quel viaggio della speranza lo ha fatto veramente, per scappare da guerre, tiranni e persecuzioni.

Come una docu-fiction

Nessun addio strappalacrime: falso il viaggio a bordo dei camion. Come l'aver attraversato il deserto senza acqua e cibo. Falso anche l'abbraccio liberatorio con i suoi amici, sulle spiagge spagnole, all'arrivo nella nuova vita.

La loro non è stata una vittoria della vita sulla morte, ma un invito alla riflessione e più cinicamente, come ammesso dallo stesso ideatore, una pubblicità a costo zero. Messa su con alcuni attori non professionisti in un habitat, quello catalano, assai lontano dal deserto africano, con eccezione di alcuni scatti, realmente scattati nel continente nero, ma programmati a tavolino come una docu-fiction del suo approdo in Europa: non in fuga, ma nemmeno per le vie privilegiate di sport non più nobili ma più ricchi. Uno sportivo di serie B, figlio di un dio minore rispetto ai calciatori.

Smascherato da “El Pais”

E' stato il quotidiano spagnolo “El Pais” per primo a smascherare la falsa storia: le foto pubblicate fanno parte di una campagna fotografica per una mostra chiamata “Getxphotos”, in programma ogni anno in una cittadina spagnola vicino a Bilbao e che partirà il prossimo 3 settembre.

“Una burla per un Occidente frivolo”

“E' stata una denuncia ad un Occidente frivolo, che tende a farsi i selfie in ogni momento, anche di quello che non si è vissuto”. Di un apparire senza vivere veramente le cose spiegano gli ideatori della campagna. “Si usano gli ashtag in forma ironica senza un vero significato, con l'impazienza di essere i primi a pubblicare” spiega Oriol Caba, facendo capire perchè quest'anno ha deciso di dedicare la sua mostra, generalmente incentrata sui viaggi di piacere, ai popoli  veramente in fuga.