Il primo ministro greco, Alexis Tsipras, inizia a riconoscere che le divisioni interne al partito di maggioranza Syriza potrebbero costringere il governo a dimettersi e, di conseguenza, andare alle urne. “Per il governo le elezioni anticipate sarebbe l’ultima cosa da fare, visto il contesto attuale, ma se ci fossero assicurazioni di una nuova e più coalizzata maggioranza parlamentare, in tal caso non sarei contrario”, lo ha dichiarato lo stesso premier in una recente intervista.

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Syriza verso il congresso straordinario

Secondo Tsipras, tutto dipenderà dalle decisioni del congresso straordinario di Syriza, che probabilmente verrà convocato per settembre.

Il premier, nel frattempo, ha la necessità di rinviare il congresso a dopo la chiusura delle trattative con la Troika europea al fine di ottenere la concessione del terzo salvataggio con un finanziamento di 85/89 miliardi di euro. Non sarà un percorso facile quello di Tsipras, la fazione dissidente di Syriza chiede a gran voce un ‘immediato abbandono della trattativa’ e preme per convocare un congresso di emergenza entro pochi giorni.

Tsipras resiste, per quanto possibile, convinto di andare avanti per la sua strada, difendendo l’accordo con i creditori europei e senza lasciarsi influenzare dai suoi oppositori interni che, seppur numerosi, non detengono la maggioranza del partito. Nel tentativo di calmare i dissidenti, il premier ha minacciato persino di indire un referendum interno per decidere la data del congresso ed eleggere i delegati, ben sapendo che molti oppositori verrebbero così esclusi considerando che la maggioranza appoggerebbe la sua proposta.

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Inoltre, in tutte le votazioni del Parlamento greco, il governo ha ricevuto un ampio sostegno, contando persino sui voti favorevoli delle forze politiche di opposizione. Di contro, i dissidenti interni alla maggioranza hanno rappresentato solo il 5% dei voti dell’intera assemblea parlamentare. Tsipras ieri ha chiesto e difeso l'unità del partito, ma non alle condizioni di subire ‘ricatti’, criticando coloro che vogliono la Grecia fuori dall’Europa per creare le condizioni di una catastrofe per poi considerarla una vittoria da presentare agli elettori in termini propagandistici.

Trattativa non ancora conclusa

Indipendentemente dalle questioni interne a Syriza, per quanto riguarda l’esito della trattativa con i creditori, Tsipras ha precisato che ci sono ancora molte incognite prima di poter accedere al piano di salvataggio europeo. Il primo ministro ha voluto chiarire che non tutte le misure concordate con Bruxelles sono condivisibili, pur essendo necessario attuarle. “Se avessi seguito il cuore me ne sarei andato via prima di firmare”, avrebbe detto Tsipras, “ma se si deve scegliere tra la ‘borsa e la vita’, è meglio restare in vita per continuare a combattere la battaglia combattuta in questi lunghi sei mesi”.

Tsipras è convinto che il terzo piano di salvataggio non è paragonabile con i precedenti. Nella sua nuova conformazione, secondo il premier, il piano di salvataggio non implica una divergenza con le promesse elettorali fatte al popolo greco. Il primo ministro ha voluto specificare meglio il suo pensiero: “Il referendum ha compiuto il suo ruolo, permettendoci di ottenere le migliori condizioni per la Grecia. Da un programma di 13 miliardi di euro a 5 mesi, oggi sono previsti stanziamenti per 85/89 miliardi di euro per tre anni. Questa somma copre completamente le nostre esigenze di finanziamento e c’è l'impegno dei creditori per la riduzione del debito al termine del programma”.