La staffilata arriva direttamente dalle pagine de “El Pais”, scritte dal politologo francese Samir Nair. Uno che di flussi migratori se ne intende. L'ex ministro socialista del governo Jospin, che da anni teorizza sulla necessita di riconoscere i diritti e i doveri dei migranti, e sul ruolo che essi hanno sullo sviluppo dei paesi del nord non ha dubbi: dietro all'apertura dei confini della Germania ai profughi siriani ci sarebbe la necessità di lavoro a basso costo e quella di fermare il declino demografico che sta affliggendo i tedeschi.

Un cambio di marcia necessario

Nel suo articolo “Eldedo de Dios” Nair ipotizza che dietro alla volontà della cancelliera tedesca Angela Merkel, che dallo scorso mese di giugno cerca di imporre le quote redistributive dei migranti provenienti dall'altro lato del Mediterraneo, ci sia proprio la necessità di garantire un futuro solido al proprio paese, il cui avvenire è stato compromesso da lunghi anni di politiche restrittive, sia verso i migranti sia verso i cittadini dei paesi più poveri e meno diligenti, ai quali proprio la cancelliera tedesca ha imposto le scure dell'austerity.

La svolta di Papa Francesco

A dare una sterzata decisiva alla leader cattolica forse è stato l'input proveniente da Città del Vaticano.

Papa Francesco, secondo Sami Nair, è stato l'unico capo di stato ad aver sempre espresso parole espansive verso quelle fasce di popolazione in fuga dai conflitti. Possibile che “Il dito di Dio” abbia colpito la “Dama di ferro” afferma l'accademico.

La lungimiranza tedesca

La Germania è l'unico paese veramente lungimirante in Europa.

L'unico che ha saputo risorgere dalla ceneri delle due guerre mondiali, e in pochi decenni riconquistare la leadership europea grazie anche a sacrifici e a riforme a lungo termine. Probabile che anche questa volta i tedeschi stiano preparando le basi per un futuro solido. Un compito nemmeno troppo arduo visto che la Germania dispone di un welfare e di un sistema di integrazione all'avanguardia, rodato da una tradizione immigratoria decennale.

Accoglienza, la Germania è divisa

Ma come in altri Paesi, la Germania sta affrontando i venti dei partiti di estrema destra, che minacciano la coesistenza dei nuovi arrivati. Se da un lato la Cancelliera tedesca ha mostrato apertura sciogliendo i vincoli del trattato di Dublino, che obbliga il primo paese di approdo a registrare e a dare ospitalità ai migranti, dall'altro c'è da registrare l'ascesa delle violenze. Forse peggio di quanto sta accadendo in Ungheria, negli ex Paesi sovietici e in Italia, dove il vento populista anti-migranti da tempo ha preso piede. Secondo quanto riporta il quotidiano inglese “The Independent” in Germania da inizio anno ad oggi sono già 200 gli incidenti con protagonisti i migranti.

In alcuni casi ai ai rifugiati è stato urlato “Via immondizia” mentre in altre circostanze è stata addirittura bruciata l'abitazione. Gli ultimi incidenti si sono verificati il 3 settembre.

Italia meno accogliente della Grecia e dell'Ungheria

Ad evdienziare queste contraddizioni un recente sondaggio, che evidenzia una Germania divisa sul tema dell'accoglienza: il 36 percento delle regioni dell'ovest teme gli influssi negativi dell'immigrazione. Ma la percentuale sale vistosamente al 46 percento nelle ex regioni comuniste dell'est. I tedeschi sono comunque in buona compagnia. Secondo un sondaggio solo la Svezia svetta tra i paesi più aperti verso l'immigrazione extra-europea: con il 77 percento della popolazione che vede positivamente il flusso migratorio.

L'Italia è in fondo a questa lista, assieme a Repubblica Ceca, Slovacchia, Estonia e Lituania. In questi paesi solo il 15 e il 21 percento è favorevole all'accoglienza. Meglio di noi anche i cittadini dell'Ungheria di Orban e quelli della Grecia in crisi, con una fascia di popolazione favorevole all'accoglienza che varia dal 15 al 21 percento.