Il testo "La buona Scuola" all'interno del quale sono presenti le linee guida di una possibile riforma scuola 2014 contengono una serie di indicazioni strutturali che riguardano anche l'alternanza Scuola-Lavoro. Cosa si intende? E quali sono le strategie che il governo vorrebbe mettere in campo su questo tema? E ancora: quali saranno i problemi in vista di una mobilità sociale che rischierebbe di essere limitata? In questo articolo, analizzeremo i punti chiave di questa proposta e ne discuteremo le prospettive.

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Riforma scuola 2014, l'alternanza Scuola-Lavoro

Secondo quanto riportato all'interno delle linee guida per la riforma scuola 2014, l'istituzione scolastica oltre a dover formare dei "buoni cittadini", dovrebbe anche essere in grado di formare delle persone che abbiano assunto e fatto propri i modi e gli scopi del mondo del lavoro. Secondo quanto si legge a p. 104 la finalità sarebbe quella di "raccordare più strettamente scopi e metodi della scuola con il mondo del lavoro e dell'impresa".

Lo scopo è sicuramente nobile, quello di combattere una delle piaghe italiane, la disoccupazione giovanile e il governo, qualora passasse la riforma, porterebbe gli stanziamenti per l'alternanza scuola-lavoro dai 10 milioni di euro, com'è al momento, a 100 milioni di euro. Ma in cosa consisterebbe poi nello specifico questa alternanza scuola-lavoro?

  • Si parla in primo luogo di alternanza obbligatoria. Negli istituti tecnici diverrà obbligatoria per gli ultimi tre anni, con la necessità di svolgere in "azienda" almeno 200 ore di lavoro. Gli studenti non saranno soli ma saranno accompagnati da docenti tutor, i quali rientreranno nel cosiddetto organico funzionale della scuola.
  • Si parla poi di impresa didattica. Gli istituti professionali potranno commercializzare i beni o gli eventuali servizi prodotti, il ricavato andrà a rimpinguare le casse della scuola in vista dell'accrescimento delle possibilità dell'offerta formativa.
  • Si parla ancora di bottega scuola. Si tratta di incentivare soprattutto nel meridione d'Italia l'inserimento degli alunni in contesti di imprenditoria con caratteristiche artigianali.
  • Si parla infine di apprendistato strumentale. Si tratta di inserire il programma sperimentale di apprendistato nel mondo del lavoro negli ultimi due anni della formazione scolastica superiore.

Riforma scuola 2014, l'alternanza Scuola-Lavoro: fine della mobilità sociale?

Qualora andasse in porto la riforma scuola 2014 sarebbe realmente qualcosa che trasformerebbe dalle fondamenta la stessa concezione della formazione e del ruolo dell'istituzione scolastica.

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Per quanto riguarda l'alternanza Scuola-Lavoro, i dubbi sollevati da più parti riguardano soprattutto la questione della mobilità sociale. Se la scuola deve essere uno strumento per la formazione della persona, l'alternanza con il lavoro significherebbe indirizzare verso una determinata carriera lo studente, connettendo la formazione al lavoro in maniera diretta e non più sottoforma di scelta. Ancor di più l'ipotesi "Bottega scuola", pensata per il Meridione d'Italia rischierebbe di ripetere e riprodurre la differenziazione sociale tra nord e sud del paese.

Infine, sarebbe anche da riflettere sul fatto che la scuola debba prendere modi e scopi dal mondo dell'imprenditoria, secondo molte voci discordanti la scuola deve restare un'agenzia formatrice che opera sul territorio e che forma menti critiche, le dinamiche imprenditoriali e concorrenziali dovrebbero restarne fuori. Insomma, anche su questo punto della riforma scuola 2014 ci si attende un grande dibattito sia nelle scuole stesse sia a livello governativo.