I dati sulle pensioni regionali rilasciati dalle casse di nuova generazione hanno fatto suonare il campanello d'allarme. I professionisti potranno godere di pensioni bassissime. Il sistema contributivo potrà anche garantire un equilibrio finanziario ma di certo non garantisce assegni previdenziali congrui.

Pensioni da fame

Le casse di nuova generazione sono state istituite nel 1996 con la legge 103.

Le legge si applica a tutti i liberi professionisti. Nel 2016 le casse hanno versato una pensione media di 2.224,60 euro. Si è quindi registrato un calo del 2,2% rispetto a due anni prima (nel 2014 la pensione media versata era di 2.275,80). Data la recente istituzione delle casse, gli assegni fanno riferimento a un periodo di contribuzione ventennale.

Ciò che desta preoccupazione è la proiezione di carriera trentennale. Il sistema contributivo funziona in questa maniera. Le aliquote applicate in passato sono state circa del 10%. Per questo motivo non è stata possibile la formazione di contributi convenienti.

Prendiamo un esempio. Un biologo con un reddito medio di 20 mila euro, riesce in trentanni di carriera a percepire 31 mila euro all'anno. Il professionista avrà diritto ad un assegno di 10 mila euro. La cifra equivale al 32% dell'ultimo stipendio. La situazione sarà diversa nel caso in cui i contributi siano stati versati nella gestione separata Inps. In questo caso, l'assegno verrà raddoppiato.

Possibili soluzioni

Per rendere meno tragica la situazione, le casse di previdenza hanno cercato di trovare qualche soluzione.

  • Un versamento facoltativo che potrà arricchire l'assegno previdenziale
  • L'aggiunta di una parte della quota (destinata alla gestione dell'ente) al montante contributivo
  • Aumento di servizi welfare

A causa dell'andamento demografico in ribasso, del sistema economico statico, della quasi saturazione del mercato dei servizi professionali e dell'alto rischio dei mercati finanziari, le casse non potranno comunque fare miracoli. Le opzioni sono tre: lavorare più a lungo, versare contributi più alti o accontentarsi di una pensione da fame.