Il bando ‘ad personam’ che forse incarna meglio l’occasione perfetta per sistemare i parenti è quello in magistratura come dimostra la denuncia di un recente articolo pubblicato sul quotidiano la Stampa. Il fatto risale al lontano 1992 quando anche la moglie di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, ha partecipato all’ambito procedura concorsuale. Un concorso che si è dimostrato però alquanto particolare perché uno dei candidati di nome Pierpaolo Berardi, oggi avvocato, fu bocciato senza che sul suo elaborato fosse presente alcun segno di correzione.

Egli chiese subito di vedere i suoi scritti e il verbale, che non c’era. Un concorso truccato insomma. Ad evidenziarlo prove inconfutabili: i temi di alcuni candidati vincitori risultano senza voto, altri sono pieni di errori giuridici. Un candidato svolge il tema con una traccia diversa da quella indicata; un altro copia da vari manuali di Diritto, risultando idoneo. Dopo i ricorsi al Tar, solo nel 2008 il Csm riconosce all’unanimità che gli elaborati dell’avvocato Berardi non furono mai esaminati dalla Commissione.

Ciò però senza nessuna conseguenza.

Dopo quel concorso in magistratura e una lunga scia di bandi truccati, tre anni fa Giovanni Di Nardo, avvocato cassazionista, viene anche lui bocciato al concorso da magistrato del 2014. Di Nardo però scopre che i suoi temi presentano abrasioni e un foglio aggiunto nel verbale di correzione. Ma le sorprese non finiscono qui perché il tema di un suo collega contiene errori di ortografia, grammatica e sintassi.

ll candidato degli strafalcioni, però a differenza sua, è risultato idoneo

Dopo il ricorso al Tar Lazio, il Csm è costretto ad esibire tutti i compiti. L’avvocato Di Nardo chiede quindi di rivedere le graduatorie e procedere ad una nuova correzione dei suoi elaborati. La morale di queste storie (dove a cambiare sono solo i nomi dei protagonisti) però è sempre la stessa: il candidato che risulta idoneo è di fatto un asino, che però deve passare per forza, perché figlio o nipote del barone, che ha pagato il commissario di turno per chiudere un’occhio sugli orrori ortografici.

Anche nel mondo accademico la meritocrazia viene sacrificata sull’altare del malcostume, alimentato a sua volta dagli affari di famiglia

Scoppia il bubbone dell’università di Firenze: l’ennesima corruzione accademica

IL Fattoquotidiano qualche giorno fa ha infatti pubblicato la notizia di professori universitari arrestati dalla procura di Firenze nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta corruzione nelle commissioni nazionali per l’abilitazione dei tributaristi. Ben 59 docenti sono ora sotto inchiesta per tentata corruzione e concussione del sistema universitario fiorentino che sembra aver messo da parte la sua funzione educatrice per trasformarsi in agente patogeno, capace di trasmettere l’infezione del malaffare.

Il merito che dovrebbe essere il primo fra i criteri di valutazione viene sostituito da una meccanismo spartitorio che serve a favorire l’ascesa. E’ questo ciò che succedeva nell’Università fiorentina dove, in breve, un elité di professori tributaristi hanno agito unicamente dietro la spinta di una logica di appartenenza e di asservimento, chiedendo come contropartita ‘favori professionali'.

Questi ultimi, titolari di galattici studi associati, più che badare al curriculum accademico e alla carriera universitaria, hanno badato al profilo professionale dei loro collaboratori.

Erano infatti solo ed esclusivamente loro ad accaparrarsi la cattedra di diritto tributario in virtù dell’eccelsa carriera all’interno dello studio. Alla faccia di quei meccanismi di valutazione fondati sulla qualità del lavoro scientifico, sul dottorato, sui titoli e sulle pubblicazioni. Le procedure selettive precludono ancora una volta ai più bravi e meritevoli l’opportunità di vincere. Il bando all'italiana sembra dunque anche in tal caso non smentirsi mai.

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