La prima puntata 2016 di Storie Maledette si è occupata della storia dell'unico condannato per l'omicidio Kercher: l'ivoriano Rudy Guede. Molto inchiostro è stato speso sulla faccenda negli anni, molto fiato è stato sprecato per dire, spesso, fandonie, ma la verità è che questo caso ha interessato moltissime persone dall'Italia all'America fino all'Inghilterra, per la sua complessità e, soprattutto, per la sua conclusione per molti ingiusta e quasi inspiegabile.
La versione dei fatti del 1° Novembre 2007 secondo Guede
L'intervista a Rudy Guede comincia con una breve carrellata sulla vita personale del ragazzo: nato in Costa d'Avorio, ha vissuto senza madre, a cui è stato strappato, con un padre dalla discutibile condotta, conosciuto all'età di 5 anni. Finisce, grazie agli assistenti sociali, in una famiglia adottiva da cui, a 18 anni, si separa: "ho combinato troppi guai e con la maggiore età l'affidamento temporaneo si concludeva", dice. Instaura però un rapporto affettivo molto intenso con un'insegnante che lo ha adottato spiritualmente e che è ancora parte della sua vita. A questo punto la conduttrice, Franca Leosini, dirige abilmente la conversazione alla sera dell'omicidio.
Guede aveva conosciuto Amanda Knox, su cui aveva fatto un "pensierino goloso", tramite amici comuni, ma quando incontra la Kercher è "amore a prima vista". Le chiede: "tu sei di Dicembre, vero?". Ed indovina. Si scambiano un bacio in un pub e si danno appuntamento per il giorno dopo. Lui, assicura, erano soli in casa quando è arrivato.
Avendo mangiato un kebab piccante il suo stomaco è in subbuglio; beve un succo e aspetta che Meredith torni dalla stanza da letto. Lei è nervosa, arrabbiata: la sua coinquilina, la Knox, ruba i soldi ed è sporca e disordinata, Guede cerca di calmarla. I ragazzi si piacciono, si avvicinano, cominciano ad amoreggiare ma si fermano ai preliminari di un rapporto sessuale quando si accorgono di non avere preservativi.
A quel punto Guede va in bagno, ancora disturbato dal kebab, e mentre riveste la tavoletta con la carta igienica sente bussare alla porta. Riconosce la voce della Knox, sente che le ragazze cominciano a litigare e si infila le cuffie dell'ipod nelle orecchie. Ascolta due brani e mezzo dopodichè sente un grido potentissimo e disperato superare il volume della musica. Allarmato, esce dal bagno senza neanche tirare lo sciacquone e alzarsi i pantaloni e si fionda in salotto. Si dirige verso l'unico bagliore presente: quello proveniente dalla camera di Meredith. Lì trova una figura maschile di spalle. Preoccupato chiede: "cosa è successo?". L'uomo si girerà di scatto, lo ferirà con qualcosa di appuntito e scapperà via portando con sè anche la Knox: "c'è qualcuno qui, andiamo, nero trovato, colpevole trovato".
Guede troverà Meredith, ancora viva, in una pozza di sangue e con degli asciugamani tenterà di tamponare una ferita troppo grave e scapperà; per paura, dice. "Chi avrebbe creduto a un povero negro". Andrà in una discoteca per poi fuggire in Germania, ma le tracce del suo DNA verranno ritrovate sul corpo e nella vagina di Meredith, per cui sarà fermato, interrogato ed arrestato. A suo sfavore gioca anche un episodio accaduto pochi giorni prima: una persona conosciuta in un locale l'aveva ospitato, per la notte, nell'asilo in cui lavorava la moglie. Questa però, l'indomani, chiamerà la polizia che troverà nello zaino del ragazzo un computer rubato e un coltello. Il pc, a detta di Guede, era stato comprato in un mercatino dell'usato e l'arma era finita lì quando i poliziotti avevano preso gli oggetti che erano accanto alla borsa e li avevano infilati dentro.
Per quanto questa ricostruzione possa essere fedele e per quanto si possa essere dubbiosi sull'innocenza della Knox e di Sollecito, è davvero incredibile pensare che questo ragazzo si trovi sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato.