Le armi chimiche del regime di Assad passeranno da Gioia Tauro ed è polemica.

L'arsenale dismesso è a bordo della nave danese Arc Futura, si trova in 1500 container e dovrebbe approdare nel porto calabrese intorno alla metà di febbraio.

Sarà poi trasbordato sulla Cap Ray per essere distrutto nel Mare Mediterraneo in acque internazionali. 

Il Governo, in una nota ufficiale fa sapere: "Aderendo alle disposizioni contenute nella Risoluzione 2118 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 27 settembre 2013, il governo italiano, che ne ha informato il Parlamento, ha deciso di contribuire all'azione della comunità internazionale diretta alla distruzione di armi chimiche siriane impiegate nei mesi scorsi ai danni di popolazioni civili nel drammatico conflitto che ha luogo nel Paese" e, Emma Bonino -Ministro degli Esteri- dice: "L'Italia si inserisce in questa grande operazione internazionale che è il primo passo per arrivare ad un Medio Oriente privo di armi chimiche"

Giuseppe Scopelliti - Presidente della Regione Calabria - parla di rischio "guerra civile sul territorio - e aggiunge - Enrico Letta e Emma Bonino hanno grandi responsabilità su quanto sta accadendo oggi nella nostra terra: prima di qualsiasi assenso avrebbero dovuto coinvolgere le istituzioni locali". 

Si sono fatti sentire anche i sindaci della piana in provincia di Reggio Calabria

Domenico Madafferi, sindaco di San Ferdinando, minaccia una ordinanza di chiusura del porto; mentre Renato Bellofiore, primo cittadino di Gioia Tauro, si dice preoccupato per la sua incolumità qualora non tutto vada per il verso giusto.

Anche nell'opinione pubblica, l'argomento è sentito

La popolazione teme eventuali incidenti nel trasbordo e i pericoli derivanti dai "grandi affari" che solitamente in quelle aree fanno le cosche della 'ndrangheta anche infiltrandosi nell'apparato dello stato e vedono quindi rischiosa da tutti i punti di vista l'operazione.

Sull'argomento è interessante l'opinione di Luca Cefisi - dirigente PSI - che in una discussione su un noto social network, parla di successo della diplomazia italiana, mentre sul rischio infiltrazioni della malavita organizzata dice:  "mi pare un po' buffo asserire che il Dipartimento di Stato e la Nato abbiano dato l'appaltino alla 'ndrangheta".

Comunque Gioia Tauro sarà solo porto di smistamento, poi il materiale sarà inoltrato su una nave americana. Se mai, sarebbe opportuno sapere qualcosa di più sulle metodiche di distruzione e sulla location finale, che sembra essere una base Usa nel Mediterraneo" e poi continua: "che la ndrangheta minacci il porto è certo, ma esso viene anche difeso, esiste tutta una letteratura sulle infiltrazioni a Gioia Tauro ma anche sulla loro repressione, perché essere catastrofisti e non avere una ragionata fiducia nella sua gestione attuale e nei controlli? Perché delegittimare a priori la politica estera italiana e l'impiego di infrastrutture calabresi? Che la 'ndrangheta abbia connessioni internazionali è certo, ma nel senso del cartello di Medellin non dell'HQ Nato o del Pentagono, e neanche, vivaddio, del MAE italiano".

Desta curiosità, come nessuno abbia ancora affrontato i rischi che potrebbero derivare dagli agenti chimici per l'ambiente e per l'ecosistema e come in realtà si sia ridotta tutta la discussione intorno al tema: 'armi si', 'armi no'.