La scienza continua i suoi passi da gigante verso un traguardo sempre più vicino a salvaguardia di tutti gli ammalati del mondo. Parliamo in questo caso della Leucemia e del metodo che da tempo si sta utilizzando per curarla. Questa patologia ematologica è una forma tumorale che colpisce in prima età e intorno ai 15 anni, ma nei casi più gravi può insidiare anche l'età avanzata.

Nell'ultimo ventennio si è lottato contro il male grazie al trapianto di cellule staminali del midollo osseo che ne rallentavano il processo fino ad arrivare, nelle molteplici sue forme, alla miracolosa guarigione. Sta di fatto che l'innovazione terapeutica iniziata nei primi anni '90 è stata una boccata di ossigeno per tutte quelle persone che ormai erano rassegnate a non oltrepassare i 20 anni che solitamente venivano pronosticati, e oggi, grazie ai ricercatori italiani del San Raffaele di Milano, troviamo rinnovato il percorso scientifico indirizzato verso una completa guarigione.

Innovazione della terapia e speranze

A prova di questa nuova speranza raccontiamo la storia di Layla Richards salvata da una forma leucemica diagnosticatale in tenera età (3 mesi), oggi guarita grazie ad una terapia di "riscrittura" del Dna che ha avuto diverse analisi di pensiero tra favoritismo e contraddizioni da parte dello stesso mondo scientifico. La bambina è stata sottoposta all'intervento al Great Ormond Hospital di Londra con la tecnica chiamata Crispr: "forbici molecolari" atti a modificare la molecola della vita. Questa prospettiva è nata nel 2013 e permette di 'tagliare' il Dna in punti ben precisi, cancellando, sostituendo o riscrivendo totalmente il codice genetico grazie alla proteina presente in un batterio (Cas9 endonucleasi).

I genitori di Layla hanno quindi accettato di fare un salto nel buio considerando il rischio che l'intervento portava e che non dava garanzie di successo, ma non hanno avuto dubbi prendendo in considerazione la sofferenza e la sua prospettiva di vita, e dopo il nulla osta del comitato etico britannico si è finalmente deciso d'intervenire. La durata dell'intervento 10 minuti e  l'iniezione di nuovo midollo nel giro di poche settimane, s'è rivelato un successo che interi cicli di chemioterapia avevano negato. 

Verso l'immortalità

Alla base di questa scoperta, i nostri ricercatori hanno visto sì, la possibilità di eseguire i trapianti anche con il midollo di donatori che hanno solo la metà del corredo genetico compatibile (aploidentici), ma hanno anche riscontrato come la leucemia sia in grado di cambiare il proprio assetto genetico rendendosi "invisibile" alle cellule sane impiantate e utilizzate per combattere quelle tumorali, ricomparendo in breve tempo dopo il trapianto.

Questa scoperta però va verso un percorso innovativo grazie allo studio condotto dal ricercatore Luca Vago, medico del laboratorio di ricerca di immunogenetica e Istituto San Raffaele; in collaborazione con Chiara Bonini e il coordinamento di Fabio Ciceri, responsabile UTMO (Unità di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo), che descrivono il meccanismo di resistenza leucemica scoprendo le nuove cure alternative verso le recidive, combattute con l'immissione di nuove cellule capaci di produrne nuove immunitarie (linfociti T), prelevate da diversi donatori e in grado, per loro differenziazione, di attaccare e sopprimere le cellule mutate. Sarà forse questa la strada che ci porterà fra qualche anno alla scoperta dell'immortalità?