I più grande corso d'acqua cinese, il Fiume Giallo è stato da sempre una benedizione per l'agricoltura cinese. Esso, cosi come tutti i suoi affluenti, irrigava e fertilizzava gli appezzamenti siti appositamente nei pressi dei suoi argini. Al giorno d'oggi, questo fenomeno di "esondazione benefica", si sta rivelando nocivo alla produzione dei beni di primaria sussistenza, quali i cereali (la Cina è infatti primo produttore mondiale di grano e il secondo di mais). Questo fiume, viene chiamato Fiume Giallo non per caso: le sue acque sono infatti dense e limacciose, si tratta del fiume più fangoso del pianeta.

Ogni tonnellata d'acqua porta infatti 40 chilogrammi di limo, il quale rende (o per meglio dire, rendeva) fertili i campi. Quello che un tempo fertilizzava le terre, ore le devasta, spargendo sui campi coltivati rifiuti industriali. Il Fiume Giallo è il principale corso d'acqua cinese, lungo 5,464 chilometri, con una capacità media di 2,571 metri cubi al secondo; parliamo dunque di un titano, capace di fornire acqua a oltre 155 milioni di persone ed irrigare il 15% delle terre agricole cinesi. Il fiume nasce nella "regione dei mille laghi", ma negli ultimi vent'anni oltre la metà di quei laghi è scomparsa.

Secondo fonti ufficiali del ministero dell'Agricoltura, "il Fiume Giallo ha sempre ospitato oltre 150 specie di pesci, ma un terzo sono ora estinte". Ogni anno, fino a poco tempo fa, venivano pescate nel fiume 700 tonnellate di pesce; questa quantità è diminuita attualmente del 40%. Sempre secondo questa fonte, sono gli impianti idroelettrici che hanno bloccato le vie di migrazione dei pesci, riducendo la portata dell'acqua, già aggravata dal costante inquinamento.

Solamente sulle rive del Fiume Giallo e dello Yangtze (altro fiume importante, lungo circa 6.418 chilometri), siano siti 11 mila impianti chimici; queste installazioni, solamente nel 2005, hanno riversato 4,35 miliardi di tonnellate di scarichi idrici inquinanti.

Altro elemento che ha aggravato la condizione ambientale dei fiumi è stato il frequente cadere di piogge acide; nel 2005 solamente Pechino, ha registrato emissioni per 26 milioni di tonnellate di biossido di zolfo.

Secondo dati ufficiali del Sepa (Amministrazione per la protezione ambientale dello Stato), ogni anno si distruggono circa 13 milioni di tonnellate di prodotti agricoli contaminati da metalli.

Caso eclatante quello dei contadini nello Shandong (provincia costiera situata lungo la regione più orientale della Repubblica popolare cinese), costretti a coltivare ed attingere acqua per uso personale da un fiume nero come la pece. Le autorità non appaiono preoccupate di quanto stia accadendo nei pressi di Pechino, lungo il fiume Zhangweixin, dove i contadini sono costretti ad irrigare i campi con acqua fetida e coperta di schiuma.

Questo fiume, nasce prima di Dexhou e percorre 460 chilometri fino a sfociare nel mare Bohai; è stato scientificamente accertato l'inquinamento all'80% di questo corso d'acqua.

Cai Wenxiao, vice direttore dell'Ufficio per la protezione ambientale a Dezhou, spiega che l'inquinamento del fiume Zhangweixin proviene soprattutto dalle province a monte, dove i cantieri e gli impianti chimici dello Henan, gettano rifiuti in affluenti del fiume. I residenti hanno ma senza ottenere alcun risultato o indennizzo, con minacce dai funzionari locali.

Questo evento, piccolo per quanto riguarda la sua rilevanza all'interno di un paese che rasenta il miliardo e mezzo di abitanti, rende tuttavia chiara l'idea di quanto il governo dedichi le sue attenzioni al problema della salute pubblica.

A conferma di quanto detto, Zhang Dexin, capo del dipartimento economico dell'università locale, osserva che il 75% della popolazione lavora nell'agricoltura, ma contribuisce solo per il 4,4% del Pil. Asserisce inoltre che al paese occorrono grandi impianti chimici ed energetici per far crescere l'economia e assorbire i lavoratori rurali, tollerando quindi un certo grado di inquinamento.

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