La Cina negli ultimi anni ha manifestato al mondo il suo enorme potere economico. Esistono tuttavia grandi problematiche interne che da tempo affliggono il vasto territorio cinese. Possiamo dunque considerarlo un Paese in grado di guidare l'economia internazionale?

Seppur detenendo il 40% delle risorse idriche mondiali, la Cina sta affrontando uno dei più grandi drammi ambientali per quanto riguarda la scarsità dell'acqua. Come si evince da questo dato, il problema non risiede nell'effettiva disponibilità dell'elemento, ma dal pesante inquinamento delle falde acquifere.

Due sono i fattori che alimentano tale fenomeno: la mancata tutela da parte delle autorità all'ecosistema e l'eccessivo sfruttamento dei depositi idrici nell'industria.

La Cina vanta infatti un'incredibile produzione energetica per mezzo delle numerose centrali a carbone presenti sul territorio. Questo enorme apparato produttivo ha reso possibile la grande spinta economica di Pechino negli ultimi anni, trascurando tuttavia gli effetti sull'ecosistema. Queste grandi centrali energetiche, per poter restare attive, necessitano di spropositate quantità di acqua per il raffreddamento (circa 15.000 tonnellate l'anno per singola installazione); il governo cinese, ben consapevole di questo, ha programmato per il 2015, la costruzione di altre 450 nuove centrali a carbone.

Questo apparato industriale cinese, oltre a consumare notevoli quantità d'acqua, incide ulteriormente sul problema idrico aggravando le condizioni ambientali delle riserve stesse; i rifiuti industriali stanno inquinando le falde acquifere a livelli allarmanti, apportando danni persino all'agricoltura.

La Banca Asiatica dello Sviluppo, che ha studiato con cura l'andamento delle risorse idriche negli ultimi cinquant'anni, ha stimato come la disponibilità d'acqua pro capite in Cina sia diminuita del 60%, percentuale che nel 2025 potrebbe arrivare al 70%.

Il settore del carbone assorbe ben il 20% del consumo totale di acqua della Cina, mentre l'agricoltura prende un altro 62%. Il "popolo giallo" sussiste quasi esclusivamente di agricoltura; solamente negli ultimi anni sono subentrate le proteine nella dieta cinese, richiedendo maggiori apporti di liquidi all'organismo. Altro dato allarmante è quello verificato dalla Commissione sanitaria di Pechino (istituita appositamente negli ultimi anni): il 90% delle acquee sotterranee è contaminato da rifiuti di depurazione e rifiuti industriali.

Già nel 2010 in 183 città cinesi l'acqua era stata considerata imbevibile.

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