Martedì 27 maggio, la prima squadra del Bergamo Longuelo, guidata dal presidente Gianfranco Guerra e dal team manager Fabio Locatelli, parte alla volta di Roma, per una due giorni che promette di abbinare piaceri terreni alla cura dell'anima e degli aspetti più spirituali.

Accanto a una stuzzicante amichevole, al cospetto del Corpo di Gendarmeria vaticana, è infatti fissata, per mercoledì 28, l'udienza in Santa Sede di papa Francesco, accompagnata dalla consegna di alcuni omaggi, tra cui una maglia da gioco gialloverde.

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Si parte alle 5.00 di mattina, e non c'è bisogno di entrare nei dettagli per raccontare il disappunto di una comitiva in assetto vacanziero. Se da un lato il buon Alberto Tironi manifesta tutta la sua insofferenza con una serie di trovate goliardiche ed elettrizzanti, capaci di fare immediatamente gruppo, preoccupa ben di più l'accentuato stato di malessere di un monumento alla sport, e alla salute, quale Luca Turani, alle prese con una fastidiosa sinusite.

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Qui entra in gioco il "fattore divino", a mo' di preambolo per ciò che accadrà il giorno successivo, e ben presto si grida al miracolo: la sinusite sparisce e l'esperto difensore può tornare su standard di forma ottimali, oltre che sulle crociate al lui più congeniali, quali quelle contro ogni forma di vizio (vedi Bacco, Tabacco, Venere...).

Rinfrancato il buon umore, anche grazie a qualche sparuto sonnellino, la due giorni decolla nel segno della bisca, alla faccia del miracolato Turani, che evidentemente non può nulla dinanzi alla smania da gioco d'azzardo di un tandem ben assortito quale quello formato da "Millo" Arrigoni e dal team manager Fabio Locatelli.

Si avvicendano i protagonisti, ma il risultato è sempre lo stesso: posti di dietro regolarmente occupati, e brusio sistematico capace di sollecitare la vena creativa di un altro "poeta maledetto" quale "il Rega".

Fresco di un posto quale pubblicitario presso un giornale locale, il fluidificante del Bergamo Longuelo è un vero fiume in piena, alternando perle di saggezza a quesiti del più vario genere, che colgono impreparati i compagni, ma soprattutto il sottoscritto.

Prende quota il solleone, e con esso, evidentemente, l'ormone, e a farne le spese, in prossimità della capitale, sono altri due personaggi prossimi al mito.

Da una parte, la simpatica e avvenente Rossana, turista giunta quasi per caso al seguito della squadra, prende la parola per incantare la platea con una serie di mirabili racconti sulla storia dei monumenti romani. Dall'altra, mister Roberto Frigeni si camuffa da Rossana, racimolando esiti sconfortanti, ma soprattutto l'ira di Tironi e compagni, che ben presto reclamano a gran voce il ripristino delle gerarchie.

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In tutta risposta, Tironi viene messo fuori-rosa fino alla fine della stagione che verrà. Ci vuole l'autorevole intervento del presidente Guerra per quietare le acque, e affievolire gli animi, in vista di una nuova importante scarica di adrenalina.

Preso possesso dell'alloggio, vengono deposti i bagagli più ingombranti, in favore delle armi più consone a una squadra di calcio. Il tempo di una sciaquata e si riparte alla volta della Caserma "Salvo D'Acquisto", con un ospite d'eccezione di più.

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Si aggrega, infatti, l'atteso protagonista del pomeriggio romano (o per meglio dire, laziale): quel "Gas" Garlini, attuale diesse del Bergamo Longuelo, che sui campi di Tor di Quinto diede vita alla propria epopea nella Capitale, con tanto di titolo di capocannoniere nella stagione 1985-'86.

È una sorta di ritorno alle origini quello del "Gas", che non perde tempo a salutare qualche volto noto, e riprendere contatto con le strutture dell'allora "Centro Tommaso Maestrelli", convertito in caserma nel 1995. L'amichevole con il Corpo di Gendarmeria vaticana si trasforma in un vero successo, con tanto di 4-1 comminato ai prestanti avversari, e le note più liete sembrano provenire dal rendimento dei più giovani, su tutti Garlini junior, Locatelli e Bergamini.

Salutati i gendarmi, si torna alla "Casa Bonus Pastor", per poi sfrecciare affamati al grande appuntamento con la cena. All'hostaria cala ogni ben di Dio, condito da vino sopraffino e tanto buon umore. Forse perché appagato, o folgorato dalla troppa grazia, l'onnipresente Tironi vede bene di procurarsi un'ustione facciale, scaraventandosi, con un portentoso tuffo ti testa, nel portafrutta stracolmo di ghiaccio.

A ben vedere, il rossore occorso non è da imputare all'imbarazzo. Qui le strade intraprese si separano, e non è dato fare luce, anche per via dell'ora tarda, sulle reali dinamiche della notte romana. c'è chi ha ululato alla luna, in quel di Piazza San Pietro, riportando a galla le amare vicende di Bergamo Longuelo-Prezzatese della settimana precedente, e chi ha ululato a qualche galeotta turista francese.

Come da prassi in questi casi, meglio non fare nomi. Quel che è certo è che in entrambi i casi le ore si fanno piccole, piccolissime, persino infime, e in un nonnulla torna il solleone, spalancato dalla molesta sveglia telefonica della colonia. Grazie Fabio Locatelli!

Il capitolo si fa allora serio, trattandosi della visita ai luoghi della fede, ma quel che occorre raccontare è innanzitutto il furgone delle sette di mattina, per procurarsi la prima fila, all'interno del transennato di Piazza San Pietro.

La gente sciama in maniera massiccia, ma la squadra ha ottimi polmoni e per il rotto della cuffia strappa le agognate posizioni di pole, secondo quanto suggerito dall'impeccabile regia del Corpo di Gendarmeria. Ma ciò che, sulla carta, appare un privilegio, si trasforma presto nell'oggetto del contendere, tanto che l'orgoglio di tre presunte "acque chete" come Scarpellini, Pasquinelli e Ciciriello raggiunge picchi inaspettati, sotto l'incalzare di alcune pie devote pronte persino a qualche colpo basso pur di garantirsi un posto in prima fila, dinanzi al Pontefice.

Dopo ore di snervante attesa, scandite da qualche scaramuccia, comunque mantenutasi nei limiti della civiltà, ecco l'arrivo dell'attesa "Papamobile". In tutta la sua magnificenza, il Santo Padre elargisce saluti, sorrisi, e premurose attenzioni nei confronti dei bambini, letteralmente sollevati dai gendarmi, sotto la spinta dei trepidanti genitori. I tempi si fanno finalmente più serrati, nonostante il sole sempre più cocente, e il "Sestetto delle meraviglie" capitanato dal presidente Guerra, radunatosi, come da protocollo, nei pressi dell'altare, riesce nella consegna degli omaggi.

Il più è fatto, e gli ovvi tempi di attesa dovuti al deflusso delle migliaia di fedeli e pellegrini sono mitigati dalla visita-lampo alla Basilica di San Pietro, autentico gioiello, di storia e architettura, incastonato nella Città del Vaticano. C'è di che rimanere sbalorditi, dinanzi ai capolavori del Bernini o alla Pietà del Michelangelo, e la manifesta stanchezza passa in secondo piano.

Nel pomeriggio, il congedo da Roma e da Vaticano. Si torna sul pullmann, si torna alla bisca. I postumi di una due giorni carica di appuntamenti e impegni non permettono, del resto, grosse variazioni al tema. Preso atto della tangibile soddisfazione, può così calare il sipario, su un'avventura densa di spunti e significati, che chiude nel migliore dei modi l'annata da incorniciare del Bergamo Longuelo.

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