Un problema che ritorna prepotentemente di moda ogni estate con il futuro dello Stadio Comunale "Ezio Scida" che rimane sempre in bilico. Uno sviluppo della città da sempre legato alla zavorra rappresentata dall'area di Crotone, caratterizzata dalla presenza di siti d'interesse storico e archeologico che spesso, in più di un caso, hanno impedito la messa in atto di lavori legati a diverse strutture d'interesse pubblico. L'emblema di questa "fase di stallo" è rappresentata dall'impianto cittadino, casa del Crotone Calcio, che per il terzo anno consecutivo riempie le pagine dei giornali lasciando una sensazione di impotenza alla cittadinanza e alle Istituzioni locali.

Il problema sul tavolo del governo

Per riuscire a risolvere questo rompicapo, istituzioni locali e rappresentanti politici di diversi schieramenti hanno deciso negli ultimi giorni di unire le forze provando a mediare con il Governo centrale. A scendere in campo nelle ultime ore è stato il Segretario della Lega di Crotone Giancarlo Cerrelli il quale ha provato a fare da tramite con il Sottosegretario al Governo Giancarlo Giorgietti. La documentazione contenente tutti i dati di rilevazioni e situazione morfologica dell'aria sono così giunti fino a Roma. Un tentativo nato dalla decisione della Soprintendenza di non concedere una proroga alla concessione di due anni formulata alla luce della promozione in Serie A del Crotone Calcio due stagioni orsono.

Se pur vero che l'aria andrà valorizzata rimane il fatto che la valorizzazione dovrà passare per forza di cose con il mantenimento delle attuali strutture, che dati alla mano non hanno arrecato nessun danno ai reperti presenti nel sottosuolo.

Di pari passo l'opinione pubblica sembra essere passata al contrattacco chiedendo agli enti preposti quale sarà il futuro dell'area una volta dislocato l'impianto di gioco o per lo meno le strutture rimovibili.

Quale progetto, quali fondi e sopratutto quale programma scandirà nel prossimo futuro i lavori che andranno a caratterizzare l'area. Su questo tutto sembra tacere. Ne la Soprintendenza e chi ha cavalcato l'onda della non concessione sembrano aver fornito una risposta chiara ed esaustiva. Il timore rimane quindi quello di vedere l'impianto abbandonato a se stesso e di pari passo dei lavori che non avranno mai un vero inizio.

In questo si giustifica l'unione d'intenti di forze che per una volta sembrano aver deciso di universi per il bene comune, in favore della città di Crotone e dei suoi cittadini.

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