Il giornalista Paolo Ziliani ha scritto un messaggio durissimo su X nei confronti dell'amministratore delegato della Juventus Damien Comolli: "Conceicao pagato 7 milioni più di Lookman, la cantonata presa su McKennie o il gelido discorso tenuto alla squadra dopo il KO con la Fiorentina. Tutte le "Comollate" che hanno accelerato lo sfascio Juve di un dirigente, detto Arrogance, giunto precocemente al capolinea del suo tragicomico viaggio".

Ziliani e la scelta della Juventus di rinnovare il blocco squadra

Ziliani ha proseguito nella sua analisi delle scelte contrattuali della Juventus, soffermandosi in particolare sulla politica degli ingaggi adottata dalla nuova dirigenza guidata per l'appunto da Comolli.

Ziliani ha ricordato che il 17 aprile scorso è stato formalizzato il rinnovo di Manuel Locatelli, il cui contratto è stato esteso fino al 2030. L’accordo ha previsto anche un significativo adeguamento economico: il centrocampista, che percepiva circa tre milioni netti a stagione, è passato a un ingaggio da quattro milioni netti annui, cifra che per il club corrisponde a oltre sette milioni lordi.

Secondo il giornalista, il prolungamento di Locatelli si inserisce in una più ampia strategia societaria che ha già portato agli aumenti salariali di Luciano Spalletti, di Kenan Yıldız e di Weston McKennie, tutti destinatari di contratti economicamente molto rilevanti.

Le differenze fra la Juventus e con società in ascesa come il Napoli

Ziliani ha però evidenziato una forte discrepanza rispetto la Juventus e altre realtà del campionato, citando il caso di Scott McTominay, indicato come uno dei migliori giocatori della stagione con il Napoli. Il giornalista ha sottolineato come il centrocampista scozzese percepisca un ingaggio inferiore rispetto a quello di Locatelli, nonostante un rendimento ritenuto di livello nettamente superiore.

Per rendere l’idea della sproporzione, Ziliani ha proposto un paragone storico, osservando come una situazione simile sarebbe stata paragonabile, in passato, a vedere campioni simbolo del calcio italiano come Rivera o Totti percepire stipendi inferiori rispetto a compagni di squadra dal peso tecnico e simbolico decisamente minore.