Il procedimento che vede contrapposti il Manchester City e la Premier League ha raggiunto una fase cruciale nel pomeriggio di venerdì 25 settembre. Un tribunale indipendente, incaricato di esaminare le accuse, ha emesso una prima conclusione riguardo le 115 presunte violazioni contestate al club, ritenendone fondate ben 114. Nonostante questo sviluppo significativo, la vicenda rimane aperta, con il club che continua a respingere fermamente tutte le accuse mosse nei suoi confronti.
Le contestazioni finanziarie e la mancata collaborazione
Il caso Manchester City si protrae da diversi anni, con le contestazioni finanziarie formalizzate nel 2023 che rappresentano il fulcro del dibattito.
L'impianto accusatorio individua le presunte violazioni in un arco temporale che va principalmente dal 2009 al 2018. Un aspetto altrettanto rilevante delle accuse riguarda la presunta mancata collaborazione del club con gli investigatori della Premier League, un periodo che si estende dal dicembre 2018 al febbraio 2023.
Le accuse sono state suddivise in diverse categorie specifiche, delineando la complessità del procedimento. Cinquantaquattro di queste contestazioni riguardano la fornitura di informazioni finanziarie ritenute non complete e non corrette. Altre trentacinque accuse si concentrano sulla già menzionata mancata collaborazione con gli investigatori. Quattordici contestazioni, invece, vertono sui compensi riconosciuti a giocatori e allenatori, specificamente per le stagioni comprese tra il 2009/10 e il 2017/18.
Il quadro accusatorio include inoltre sette contestazioni relative alle norme di redditività e sostenibilità della Premier League, con riferimento alle stagioni 2015/16 e 2017/18, e cinque accuse concernenti i regolamenti UEFA, tra cui le disposizioni sul Fair Play Finanziario, per le stagioni 2013/14 e 2017/18.
Le possibili sanzioni e la posizione del club
Nonostante la conclusione preliminare del tribunale, la vicenda non è ancora giunta a una definizione finale. Si prevede infatti che il procedimento possa proseguire con un ricorso in appello, mantenendo il caso aperto a ulteriori sviluppi. Il Manchester City, attraverso un portavoce, ha mantenuto una posizione cauta, ribadendo che il procedimento è tuttora in corso e che numerosi elementi devono ancora essere chiariti e definiti.
Il club ha altresì evidenziato che l'intera procedura è vincolata da rigorosi obblighi di riservatezza e ha affermato di aver sempre seguito l'iter previsto negli ultimi otto anni, esprimendo fiducia nell'indipendenza degli organi della Premier League.
Il regolamento attuale non stabilisce una sanzione automatica per le violazioni contestate. Tra le diverse ipotesi di provvedimento figurano una multa pecuniaria, una penalizzazione in classifica o, nello scenario più grave, l'esclusione dalla Premier League stessa. È importante sottolineare che la revoca di eventuali titoli già conquistati non dovrebbe rientrare tra le sanzioni applicabili. Inoltre, la Premier League non detiene alcuna competenza sulla UEFA, il che implica che la Champions League vinta nel 2023 non sarebbe coinvolta in questo procedimento.