Il 27 ottobre 2026, Giuseppe Cruciani ha replicato duramente a Lele Adani, opinionista Rai, in merito alle sue dichiarazioni a "La Domenica Sportiva". Al centro della polemica, il tecnico Massimiliano Allegri: Adani aveva insinuato che alcuni giornalisti lo difendessero per legami di amicizia. Una tesi che il conduttore de La Zanzara ha respinto nel podcast Numer1, affiancato da Ivan Zazzaroni e Sandro Sabatini.
Cruciani ha contestato la genericità dell'accusa. Ha citato la frase di Adani sugli "amici giornalisti, che difendono l’indifendibile", chiedendo chiarezza.
Per il giornalista, un sostegno interessato ad Allegri, senza nomi, attribuisce alla stampa un comportamento scorretto senza possibilità di verifica.
La critica al "detto non detto"
Il punto più aspro ha riguardato il metodo del "detto non detto". "Ma vi rendete conto della gravità di questa cosa?", ha incalzato Cruciani. "Come se uno dovesse difendere qualcosa per tornaconto, non si capisce per quale motivo. Che significa l’indifendibile? Come se fosse il male del calcio italiano. È una roba allucinante". Ha poi aggiunto: "Adani, ci spieghi. Voglio nomi e cognomi, mi sono rotto il ca**o di questo detto non detto".
Cruciani ha specificato di non avere questioni personali con l'ex difensore. "Lele Adani, contro cui non ho nulla, zero, nessuna diatriba.
Quando si parlava di cacciarlo dalla Rai, ho detto no per carità di Dio", ha dichiarato. Ha riconosciuto le sue qualità professionali: "è bravo nel fare quello che fa. Fa benissimo le telecronache, quello che volete".
La richiesta di chiarimento
La conclusione è una richiesta diretta: Adani deve indicare i giornalisti coinvolti e chiarire il significato di "difendere l’indifendibile". Cruciani ha ribadito: "Non contesto nulla e sono uno dei pochi che dice che va benissimo per le telecronache. Ma mi deve dire chi sono quelli, con nomi e cognomi, che difendono l'indifendibile".