L'avvocato Renato Miele, candidato non ammesso alle elezioni per la presidenza della Figc, ha inviato una diffida formale al Coni, alla Giunta e al Consiglio, chiedendo il commissariamento della Federcalcio. La richiesta, recapitata a mezzo Pec nella serata del 3 ottobre 2026, si inserisce nel confronto in corso sulla regolarità della procedura che ha condotto all’elezione di Giovanni Malagò alla guida della Federazione, mettendone in discussione la legittimità.
La diffida inviata al Coni
Nel documento, Miele argomenta con fermezza che il commissariamento sia un "atto dovuto per legge".
Tale necessità, secondo il suo punto di vista, deriva dall'"incontestabile" emersione di "gravi violazioni dell'ordinamento sportivo" da parte degli organi direttivi della Figc durante il processo di elezione del presidente federale. Il nodo cruciale della contestazione riguarda, dunque, la legittimità del percorso elettorale e il rigoroso rispetto delle regole interne all’ordinamento sportivo, temi che il candidato escluso ha ora portato all'attenzione degli organismi chiamati a valutare attentamente la complessa situazione.
La diffida contiene, inoltre, un passaggio esplicito sulle possibili iniziative successive. Miele ha dichiarato che, in mancanza di interventi adeguati e risolutivi da parte delle istituzioni interpellate, sarà "costretto a rivolgersi alle autorità ritenute competenti, in ogni sede amministrativa e giudiziaria, al fine di tutelare i propri interessi".
Questa posizione formalizza una richiesta di intervento immediato e perentorio, prospettando un potenziale e ulteriore contenzioso legale qualora non vengano adottate le decisioni ritenute appropriate e conformi alla normativa.
La riunione decisiva del 6 ottobre
La vicenda è strettamente collegata alle elezioni per la presidenza della Figc, tenutesi il 22 giugno scorso. Il prossimo 6 ottobre, la Giunta e il Consiglio della Figc si riuniranno in un appuntamento cruciale per esaminare e decidere sulla legittimità dell’elezione di Giovanni Malagò a presidente della Federazione. Questo incontro rappresenta il passaggio istituzionale più imminente e di maggiore rilevanza, catalizzando l'attenzione generale a seguito della diffida.
Dalla valutazione che emergerà da questa riunione dipenderanno in modo significativo i futuri sviluppi interni alla Federcalcio e le eventuali procedure di impugnazione già preannunciate dall'avvocato Miele, che potrebbero avere ripercussioni importanti.
Il contesto della contestazione
Nel quadro più ampio della vicenda e della contestazione, il tema del tesseramento di Malagò è stato indicato come uno degli elementi centrali e più dibattuti del confronto. Il Coni, già in precedenza, aveva richiesto alla Figc la documentazione specifica sul caso, sollecitando una risposta con "piena sollecitudine". Al centro della discussione è stato richiamato anche l'articolo 29 dello statuto federale, che costituisce un ulteriore punto di riferimento normativo fondamentale nella valutazione della regolarità delle procedure contestate e delle decisioni prese.