Al termine di Como-Roma, Gian Piero Gasperini ha espresso la sua ferma protesta in merito all'episodio che ha determinato l'espulsione di Malen. L'allenatore giallorosso, intervenuto ai microfoni di Dazn l'11 ottobre 2026, ha contestato la decisione arbitrale che ha costretto la squadra a giocare un lungo tratto di partita in inferiorità numerica.

La contestazione sull'espulsione

Il punto centrale di Gian Piero Gasperini riguarda quanto accaduto prima della scivolata di Malen. Il tecnico ha sostenuto che l'attaccante fosse stato trattenuto e avesse subito più contatti.

Per questo, ha respinto l'idea di un gesto violento: "C’è un fallo ripetuto su Malen". Ha spiegato che il giocatore, dopo la trattenuta, ha avuto uno slancio e non avrebbe cercato di colpire l'avversario con cattiveria.

Gasperini ha riconosciuto che l'immagine del salto fosse "brutta", ma ha insistito sull'assenza di intenzionalità. L'episodio, a suo giudizio, ha cambiato il volto della gara, costringendo la Roma a difendersi. Il tecnico ha definito la partita "molto bella" prima dell'espulsione, sottolineando come la decisione l'abbia resa meno fluida e aperta.

La critica all'uso dei replay

Un altro aspetto della protesta di Gasperini ha riguardato la valutazione degli episodi tramite le immagini televisive.

Il tecnico ha contestato l'uso del singolo fermo-immagine, dichiarando: "il calcio non è fatto di fotogrammi". Per l'allenatore, isolare un istante dell'azione rischia di alterare la percezione della dinamica, portando a conclusioni distorte e lontane dal contesto reale.

Gasperini ha aggiunto che, così facendo, si può sostenere qualsiasi lettura dell'episodio, mentre per lui conta il concetto generale dell'azione: Malen non avrebbe avuto alcuna volontà di fare male. Da qui il suo appello a non tornare a un calcio giudicato solo attraverso immagini bloccate, dopo una fase in cui si stava vedendo un gioco più vero.

Il contesto della partita

Nell'analisi post-gara, Gasperini ha espresso rammarico per le occasioni avute dalla Roma nel primo tempo e per i trenta minuti disputati in inferiorità numerica. Il pareggio per zero a zero è stato quindi interpretato come un risultato condizionato dall'espulsione, che ha impedito alla squadra di esprimere il potenziale.