Il commissario tecnico della Nazionale, Roberto Mancini, ha invitato a valutare il percorso dell'Italia con equilibrio, chiedendo di non esprimere giudizi affrettati. Parlando a Rimini il 6 ottobre 2026, a margine del Premio Vialli, l'allenatore ha sottolineato l'importanza di accompagnare la crescita degli azzurri con misura. Il messaggio è chiaro: la squadra è giovane, è destinata a ringiovanire ulteriormente e avrà bisogno di affrontare anche gli errori per consolidarsi e maturare.

Il richiamo alla misura e alla crescita

Nel contesto della valutazione della Nazionale, Mancini ha ribadito la sua visione: "credo che bisogna avere equilibrio, non era un disastro la prima partita" contro il Belgio.

Ha poi aggiunto che "non è una cosa incredibile in questo momento", enfatizzando la necessità di mantenere la calma. "Bisogna avere equilibrio: la squadra deve crescere, è una squadra giovane che diventerà ancora più giovane col passare dei mesi e che ha bisogno anche di sbagliare. Bisogna tenere un equilibrio, penso sia la cosa migliore", ha dichiarato il CT. Le sue parole si inseriscono in un periodo in cui le prestazioni della Nazionale sono sotto osservazione, parallelamente a un profondo processo di rinnovamento del gruppo.

Il concetto chiave espresso da Mancini è riassunto nel monito: "Bisogna avere equilibrio, lasciamoli crescere". L'allenatore non ha ignorato le difficoltà riscontrate, ma ha chiesto che queste vengano interpretate all'interno di un percorso tecnico ancora in fase di costruzione.

Per il commissario tecnico, la vera crescita della squadra deriva dalla continuità del lavoro e dalla possibilità di non trasformare ogni momento di flessione in una sentenza definitiva sul futuro del progetto.

Il contesto del ricambio generazionale

Nel quadro di un'analisi più approfondita sulla nuova Italia, la formazione scesa in campo contro la Francia in Nations League è stata descritta come più giovane e intraprendente. A Parigi, l'età media dell'undici titolare si attestava sui 25 anni e 22 giorni, un dato significativamente inferiore rispetto al gruppo eliminato a Zenica dalla Bosnia, che registrava un'età media di circa 27 anni e otto mesi. Questa differenza numerica evidenzia il senso del percorso tracciato da Mancini: abbassare l'età media della squadra implica accettare un certo margine di errore, ma al contempo significa costruire una solida prospettiva a lungo termine.

Le scelte operate in questa direzione includono l'impiego di Kayode al posto di Di Lorenzo, l'affiancamento di Scalvini a Bastoni, la presenza di Pio Esposito in attacco e di Sebastiano Esposito sulle corsie esterne. La nuova spina dorsale azzurra viene identificata in Donnarumma, Bastoni, Tonali e Pio Esposito. Questo scenario riflette la volontà di Mancini di proseguire con il rinnovamento, puntando su talenti emergenti per il futuro della Nazionale.