Il 21 ottobre 2026, nel processo sulla morte di Diego Armando Maradona, la difesa di Leopoldo Luque ha presentato la sua linea conclusiva. Il neurochirurgo, principale imputato per il decesso del campione avvenuto nel novembre 2020, è stato dichiarato innocente dai suoi legali, che hanno definito l'accusa una ricostruzione non provata.
La difesa: Luque "capro espiatorio" e decesso imprevedibile
Roberto Rallin, avvocato di Luque, ha sintetizzato la posizione difensiva: «Per l'accusa, Leopoldo Luque è stato il capro espiatorio in questa vicenda». Francisco Oneto, altro legale, ha insistito sulla natura del decesso di Maradona: un evento cardiaco acuto e imprevedibile.
La difesa ha così respinto l'idea che il neurochirurgo potesse prevedere o impedire l'esito fatale.
Il ruolo di Luque: accusa, difesa e richiesta di assoluzione
Il dibattimento verte sul ruolo attribuito a Luque nell'assistenza domiciliare del 2020. L'accusa sostiene che il medico, 45 anni, neurochirurgo e medico di fiducia di Maradona, fosse una figura decisionale nell'équipe che seguiva l'ex calciatore durante la degenza in casa, chiedendo per lui una condanna a 12 anni di reclusione. La difesa contesta fermamente questa ricostruzione: Oneto ha argomentato che Luque non fosse responsabile dell'intera salute di Maradona, ma intervenisse come neurochirurgo. I legali sostengono che la sua posizione non comportasse una garanzia complessiva sul paziente in cura domiciliare.
La richiesta di assoluzione per Luque deriva da questa lettura: non un decisore unico, ma un professionista con un ambito di intervento specifico.
La contestazione del dolo
Nel dibattimento, è stata contestata anche la tesi del dolo. Oneto ha affermato che l'accusa non avrebbe dimostrato la consapevolezza di un rischio mortale. La difesa ha criticato la ricostruzione medica alla base del procedimento, sostenendo che negli anni precedenti al decesso, non vi fossero segnali sufficienti per prevedere un esito cardiaco fatale, smontando l'impianto accusatorio.