Francesco Totti, icona del calcio italiano ed ex capitano della Roma, ha ripercorso i momenti più drammatici vissuti nell'ottobre 2020, quando fu colpito dal Covid-19. Nel suo nuovo libro, intitolato "Oltre", l'ex calciatore condivide un racconto intimo e toccante della malattia, della profonda paura di morire, un timore amplificato dalla recente scomparsa del padre, e del sostegno inaspettato ricevuto in quei giorni difficili, culminato in una telefonata con Pier Silvio Berlusconi.

I sintomi, l'affanno e il terrore della morte

Totti ha descritto un rapido e preoccupante peggioramento delle sue condizioni di salute.

"La febbre è salita fino a 39 e sono comparsi tosse, dolori e soprattutto affanno. Non riuscivo a respirare", ha rivelato. Inizialmente, l'ex campione ha cercato di affrontare la situazione con lucidità, ma presto la gravità della malattia ha preso il sopravvento, portandolo a confessare: "poi però ho iniziato a cag***i addosso. Avevo una paura maledetta di morire come papà". Questo terrore, ha raccontato, è stato condiviso anche con la sua compagna, Noemi Bocchi, e con i figli, ai quali ha espresso la sua profonda angoscia: "Non so se ce la farò. Credetemi, non so quanto resisterò ancora".

Il timore più opprimente era quello di subire un destino simile a quello del padre, scomparso poco tempo prima.

Per questa ragione, nel culmine della sua sofferenza, l'ex numero dieci giallorosso ha manifestato la sua ferma volontà di non affrontare la malattia lontano dalla sua casa e dai suoi affetti. "Non voglio fare la fine di mio padre. Se devo morì, voglio morì a casa mia, non rinchiuso qui dentro senza rivedere i miei figli", ha affermato. Questo passaggio sottolinea quanto il ricordo familiare fosse indissolubilmente legato alla paura fisica e psicologica scatenata dal Covid.

L'intervento di Berlusconi e i consigli del professor Zangrillo

In quel frangente di estrema difficoltà, un aiuto inatteso si è manifestato. Pier Silvio Berlusconi, venuto a conoscenza delle gravi condizioni di Totti tramite Silvia Toffanin, amica di Ilary Blasi, si è offerto di mettere a disposizione un aereo privato per trasferire l'ex capitano a Milano.

L'intenzione era quella di affidarlo alle cure del professor Alberto Zangrillo, medico di fiducia della famiglia Berlusconi. Totti, tuttavia, ha rifiutato categoricamente l'ipotesi del trasferimento, esprimendo con fermezza la sua posizione: "Non mi faccio ricoverare nella mia Roma e poi vengo a morì a Milano?".

Nonostante il rifiuto del ricovero a Milano, il professor Zangrillo ha fornito a Totti preziosi consigli per gestire la malattia a distanza. Tra questi, una raccomandazione fondamentale è stata quella di dormire in posizione prona, a pancia in giù, con le braccia divaricate. Questa semplice indicazione, secondo il racconto di Totti, si è rivelata decisiva per migliorare la sua capacità respiratoria.

"Mi sono sentito rinascere", ha dichiarato, evidenziando il sollievo immediato. Seguendo queste indicazioni, Totti è riuscito a superare la fase più critica della malattia, dopo giorni estenuanti caratterizzati da febbre alta, tosse persistente, dolori diffusi e un opprimente affanno.