La missione della cancelliera tedesca Angela Merkel, che ieri si è recata in Ucraina per tentare di avviare un processo di pace nel Paese, sembra essere fallita. Fonti dell'esercito di Kiev, smentite da Mosca, hanno riferito che le forze armate hanno ingaggiato oggi combattimenti contro un convoglio di blindati russi penetrati in territorio ucraino a 10 km da Novoazovsk, sul Mar d'Azov, vicino al porto della città di Mariupol mentre altri (dieci mezzi blindati, due carri armati e due camion) stanno avanzando sul terreno e sono impegnati in una dura battaglia.

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L'obiettivo prioritario per Poroshenko è quello di evitare che altre zone dell'est del Paese finiscano nelle mani dei militari di Putin affinché non vi siano ulteriori contraccolpi economici sull'economia ucraina già profondamente debilitata. Il ministro degli Esteri di Mosca Sergey Lavrov ha smentito qualsiasi sconfinamento delle truppe russe sul suolo ucraino, non ha escluso la possibilità che domani il presidente Putin possa incontrare il suo omologo ucraino Poroshenko durante il vertice dell'Unione doganale (Russia-Bielorussia-Kazakhstan) a Minsk con l'Ucraina e la Ue e ha annunciato di avere avvertito Kiev di volere inviare nei prossimi giorni un secondo convoglio di aiuti nella parte orientale del Paese seguendo lo stesso itinerario di quello mandato qualche giorno fa.

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Egli si è augurato che non vi siano "interferenze politiche" da parte di nessun Paese dato che è sempre più tragica la situazione umanitaria in quella zona perché le autorità ucraine trattano i civili in modo inadeguato tanto da attuare un "crimine di guerra" e non ha escluso un possibile inizio di una "pulizia etnica" nella regione. Le accuse rivolte dal capo della diplomazia russa sono molto gravi e potrebbero essere interpretate come una legittimazione di possibili ulteriori iniziative militari.

La NATO ha riferito di non avere invitato, per la prima volta in 16 anni, la Russia al vertice che si svolgerà in Galles i prossimi 4 e 5 settembre confermando così la presenza di un clima da guerra fredda che volevamo ricordare solo nei libri di storia.

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