Settemila piante di marijuana, 26 chili di inflorescenze pronte per essere vendute, 100 grammi di cocaina e oltre un chilo di hashish.

Questo è il bottino sequestrato la scorsa mattina dai carabinieri della compagnia di Macomer che, dopo mesi e mesi di indagini (iniziate lo scorso giugno), sono riusciti a chiudere il cerchio, facendo finire in manette ben cinque persone. A.P.

P., 39 anni, originario di Bosa. G.A. A., 19 anni, anche lui bosano. M. C., 24 anni di Fonni e il coetaneo S. M., lui però di Gavoi. I quattro sono stati immediatamente trasferiti in una cella del carcere oristanese di Masama, in attesa di essere ascoltati dal pubblico ministero che si occuperà del caso. Per il 24enne D. P., anche lui di Gavoi, è scattato invece l’obbligo di dimora.

Tutti sono accusati di coltivazione, produzione e spaccio di sostanze stupefacenti. La droga, secondo gli investigatori dell'Arma, una volta immessa nel mercato illegale, avrebbe fruttato oltre sei milioni di euro.

L’operazione, coordinata dalla procura di Oristano, è stata resa possibile grazie alle certosine indagini dei Carabinieri della compagnia di Macomer. Con la collaborazione dei collegi della stazione di Montresta, del Reparto squadriglie di Nuoro e i Cacciatori di Sardegna. Oltre che i colleghi di tutte le stazioni vicine di Silanus, Bosa e Suni.

Droga per milioni di euro

Durante la conferenza stampa, che si è tenuta nella sede del comando provinciale di Nuoro, il maggiore dei Carabinieri, Giuseppe Castrucci, comandante della compagnia di Macomer, ha spiegato ai giornalisti tutti i dettagli dell’operazione eseguita magistralmente dai suoi uomini e dai colleghi delle stazioni vicine. Tutto infatti sarebbe iniziato lo scorso giugno quando, in località Monte Filighe, nel comune di Bosa, i militari hanno arrestato due persone: S.

M., 24 anni, di Gavoi e il suo presunto socio G. F., 51 anni, di Porto Torres.

In quell’occasione i Carabinieri avevano sequestrato ben 2 mila e 200 piante di marijuana, oltre che 14 chili di inflorescenze di "erba" pronte per essere immesse nel mercato della droga. Durante la stessa operazione, ma qualche giorno dopo, sempre i Carabinieri avevano scoperto un’altra piantagione. Questa volta però nella zona di Monte Crispu, a pochi passi dalla dalla famosa diga. Una coltivazione ben avviata con ben 5 mila e 200 piante, oltre che 12 chili di inflorescenze pronte per essere vendute. Nell’accampamento, praticamente un bivacco di tende da campeggio, i militari avevano anche recuperato telefoni cellulari e radio trasmittenti che permettevano il controllo delle piante a distanza.