La vita di Jimi Hendrix sta per diventare un film, da settembre nella sale cinematografiche italiane potremo assistere alla pellicola dal titolo Jimi - All Is Be My Side, come si suole dire, vita morte e miracoli di un personaggio leggendario del rock. Vediamo nello specifico di cosa tratta il film.

Jimi Hendrix, il film: trama e curiosità

Il film è stato completato in realtà da ben un anno, presentato già ad alcuni importanti festival come quello di Toronto e di Stoccolma. Anche in Italia Jimi - All Is Be My Side ha già avuto una produzione importante, quella al Biogram Festival di Bologna dove fu accolto con grandi consensi.

La distribuzione nelle sale per il vasto pubblico è però tardata ad arrivare e si è dovuti attendere circa un anno per la riproduzione nelle sale. Il primo trailer è stato presentato il 4 luglio di quest'anno, in Usa il film verrà proiettato dal 26 settembre, mentre in Italia arriverà un po' prima, il 18 settembre è prevista infatti la prima nazionale del film.

Per quanto riguarda la trama sul film di Jimi Hendrix, l'opera si concentrerà su un solo anno di vita del musicista. Dal 1966, quando incontrò l'amica e mentore Linda Keith, al 1967, precisamente il giorno prima della memorabile esibizione di Monterey, concerto che lo consacrò per sempre alla storia del rock anche grazie alla memorabile trovata di incendiare la chitarra a fine esibizione. Regista del film è John Ridley, già premio oscar quest'anno per la sceneggiatura di 12 Anni Schiavo.

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Ad interpretare Jimi Hendrix invece ci sarà il cantante hip hop Andrè 300, noto per il duo OutKast. Già diversi film alle spalle per il cantante, da Revolver a La Tela di Carlotta.

Jimi Hendrix: il mito continua

Ad oltre 40 anni dalla morte, il mito di Jimi Hendrix continua inalterato. Il cantante e chitarrista, nato a Seattle nel '42 e morto a Kensington nel '70, rimane una delle icone del rock. La sua morte prematura ne ha fatto una leggenda immortale, ma la sua arte musicale ne fa senza alcun dubbio uno dei più grandi innovatori per quanto riguarda lo stile chitarristico che lo ha contraddistinto fin dagli esordi. La celebre rivista Rolling Stones nel 2011 lo ha inserito al primo posto nella speciale classifica dei 100 migliori chitarristi di tutti i tempi. Indimenticabile la sua cover a Woodstock dell'inno nazionale statunitense, una parabola sinfonica della violenza perpetuata dagli americani in Vietnam durante quegli anni con tanto di feed back distorti e dissonanze cacofoniche che simulavano gli scenari bellicosi che tanto avevano scosso la generazione dei figli dei fiori.