Pierfranco Bruni è scrittore e consulente del Ministero dei Beni Culturali per le Etnie mediterranee, studioso della letteratura del Novecento e contemporanea. Nostra intervista esclusiva per Blasting News.

Le maschere di Pirandello

D - Che cosa rappresenta l’Immaginario per Pirandello ?

Per Pirandello l’immaginario non è un insieme di frammenti di ricordi, bensì una dimensione vera e propria che diventa percorso onirico recuperando tutto il suo vissuto che rivive all’interno del libro. I “Sei personaggi in cerca di autore” perdono la propria identità, cercano di ricostruirla attraverso la maschera, ovvero attraverso la teatralità; ma per Pirandello la teatralità rappresenta la vita stessa.

Non si verifica, quindi, una frattura tra teatro e vita perché il personaggio diventa uomo, l’avventura del personaggio si trasforma nel destino del personaggio.  “Uno, nessuno, centomila”, uno dei testi fondamentali del 900, rappresenta questo uomo che diventa centomila e in mezzo c’è questo “nessuno”. Si è molto argomentato sul concetto di “nessuno”. Sto pensando di scrivere una nuova edizione del libro con una sezione aggiuntiva di cinquanta pagine nella quale approfondisco il tema di “Uno, nessuno, centomila”.

Il discorso innovativo in Pirandello parte proprio da qui. Io sono convinto, e questa è forse la novità del mio pensare, che “nessuno” sia Omero, Ulisse. Trovandosi di fronte a grosse difficoltà, Ulisse ha utilizzato il termine di “nessuno” in quella vicenda con Polifemo. Pirandello, che era un grande studioso della grecità, lascia la propria terra, va via, ma ritorna a Itaca.

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Questo giro rappresenta il giro del cerchio che porta Pirandello a studiare la profonda grecità e meridionalità, ma la questione del “nessuno” è proprio il ritrovarsi in Ulisse. Pirandello si vuole ritrovare in Ulisse. Questo suo errante, questo uomo viaggiante cerca se stesso per inventarsi in qualcosa. Tutto questo lo si inventa attraverso l’immaginario che è fatto di immagini, di fantasia e di mistero che si ritrovano nella pagina”.

Pirandello e la critica di Bruni    

Che cosa rappresenta, per Lei,  invece,  l’immaginario di  Pirandello? 

Grazie a questa lezione pirandelliana, cerco di attraversare le maschere quotidiane della vita, di guardarmi allo specchio, quindi di riflettermi nel doppio; questo cercare di riconsiderarmi diventa un viaggio costante. Sono del parere che il viaggio possa essere senza ritorno, come può essere con il ritorno. C’è la figura della metafora che incasella questa partenza e questo ritorno e mette insieme il viaggio viaggiante: un viaggio che è sì geografico, ma che diventa viaggio esistenziale, ontologico, dentro la propria anima.

La letteratura per me diventa sempre più questo viaggiare all’interno di me stesso. Ritrovare fatti perduti, persone perdute, un mondo che pensavamo fosse perduto, ma che vive costantemente dentro di noi. Non dovremmo mai perdere il colloquio con l’altro Io che c’è dentro di noi.

Questo sdoppiamento dell’Io, affermava Pirandello, non ci porta altro che a riconoscere noi stessi attraverso la conoscenza iniziale. Entriamo, con Pirandello, in una nuova filosofia che è quella dell’esistenzialismo dell’enigma e credo che questo sia un fatto importante che uno scrittore dovrebbe sempre porsi come domanda iniziale. Io me la sono posta e continuo a pormela. Credo che la letteratura come estetica del linguaggio, come estetica della metafisica e dell’anima, possa darci moltissimo.