Dopo essersi affermata come prolifica hit-maker scrivendo per altri artisti brani di grandissimo successo come “Roma - Bangko" o “L’amore eternit” Federica Abbate ha deciso adesso di esordire con un brano scritto e, per la prima volta, interpretato interamente da lei.

Intervista

Raccontaci un po’ di questa tua evoluzione. Da autrice di successo ad interprete.

Ho iniziato il mio percorso da autrice e poi mi è venuto il desiderio di cantarle anche io le mie canzoni. Almeno quelle che mi appartengono, quelle che parlano di me in una forma intima. E mi sono detta: perché darli ad altri quei brani che sento proprio miei?

Dai Federica fatti coraggio. Ed eccomi qui.

Come mai hai aspettato così tanto per proporti in prima persona?

Ho voluto iniziare il mio percorso in maniera inversa cercando di maturare il modo di scrivere per arrivare ad avere confidenza con quello che scrivevo ed avere uno stile che mi contraddistinguesse. Questo è accaduto con “Fiori sui balconi”. Si è trattato di un percorso di maturazione lungo. Questo è stato anche dovuto al fatto che io non sono una vera e propria interprete e quindi ciò che canto lo devo sentire mio.

“Fiori sui balconi” come nasce?

Innanzitutto c’è da dire che “Fiori sui balconi” è un gioco di parole e sta per “Fuori come un balcone”. In questo brano parlo del sentirsi fuori luogo.

Credo sia una sensazione un po’ comune soprattutto fra i miei coetanei e non solo perché viviamo in un mondo estremamente competitivo, diviso tra vincenti e perdenti, e quindi è facile sentirsi fuori luogo. La canzone pone l’accento su quello che è il fuori: si sentirsi fuori luogo, ma anche uscire fuori crederci ancora, sognare e ritagliarsi uno spazio per dire la propria.

Che cos’è per te la musica?

La musica è condivisione, è una forma di linguaggio, di comunicazione che secondo me a volte si sfrutta troppo poco. Credo che la musica debba comunicare di più perché è uno strumento che fa sentire le persone unite.

Quando scrivi brani per altri, ti ritrovi nell’interpretazione che viene data alle tue canzoni?

Mi ritrovo sempre totalmente nell’interpretazione che viene data, anche perché quei pezzi sono stati scritti proprio per qualcun altro. Quando finisco di scriverli mi rendo conto che non mi appartengono e che però calzano in maniera precisa per altri. Viceversa ci sono brani che già mentre li sto scrivendo mi rendo conto di riflettermi appieno. In un certo modo si ha una scissione nella mia scrittura. Da un lato un tipo che va bene per altri artisti, dall’altro un tipo che invece mi appartiene ed è solo mia.