Secondo una notizia lanciata dall’Ansa, in Italia circa il 12,8% della popolazione adulta sarebbe tatuata. Un dato in linea con quanto succede in Europa. Mentre una ricerca condotta da Nicolas Kluger e pubblicata su Dermatology, ha analizzato gli andamenti su Google Trends, sulle ricerche effettuate dal 2004 al 2018 su temi associati ai tatuaggi. Quello che è emerso è che in generale le ricerche raggiungono il picco nelle stagioni più calde, quando aumentano le occasioni per mostrare i tatuaggi.
Nell'emisfero settendrionale sono i mesi di luglio-agosto mentre nell'emisfero meridionale o australe, il picco si raggiunge a gennaio.
Principalmente adulti dai 18 ai 44 anni
Secondo uno studio dell’Università di Pisa, condotto da Paolo Macchia e Maria Elisa Nannizzi, e raccolto in un volume dal titolo “Sulla nostra pelle. Geografia culturale del tatuaggio”, in Italia il 12,8% della popolazione ha un tatuaggio. In prevalenza sono adulti dai 18 ai 44 anni. E questo dato è allineato alla media europea (12%).
Ci sono circa 2.800 tatuatori ma la loro presenza è concentrata nel nord (60%) mentre il restante 40% è presente nelle restanti regioni con un andamento progressivamente decrescente.
Secondo gli autori, l’idea culturale associata al tatuaggio è cambiata nel tempo. I Romani e i Greci usavano i tatuaggi a scopo punitivo, per marchiare nemici e prigionieri, se non aveva una valenza identitaria, come i tatuaggi tribali dei Maori.
Dopo una fase di declino, associato all’avvento del Cristianesimo che ripudiava ogni forma di segni sul corpo, i tatuaggi hanno riscoperto un rinnovato interesse nel Medioevo, proprio tra i pellegrini. Ma sono state le conquiste dei territori in Estremo oriente e in Polinesia, tra il settecento e l’ottocento, a far rivivere in Europa una nuova stagione del tatuaggio.
Arrivando agli ultimi decenni, negli anni ’60 i tatuaggi erano segni distintivi di hippie, punk, biker fino agli skin-head.
In quegli anni non sono mancati esempi di personaggi famosi con tatuaggi su parti del corpo: un braccio, un piede o il petto. Negli ultimi anni stiamo registrando una forte impennata di persone tatuate che spesso rientrano nella definizione di “body art”, quando il tatuaggio è un’opera d’arte che decora il corpo.
Internet, il termometro del nostro tempo
Ormai tutti si rivolgono a internet per approfondire tematiche o seguire tendenze o scoprire mondi lontani. Così per comprendere un fenomeno è sufficiente vedere quante ricerche vengono fatte su Google Trends. È quello che ha fatto un dermatologo finlandese, Nicolas Kluger, facendo una ricerca nel periodo 2004-2018 e raggruppando i risultati in periodi di 5 anni.
La ricerca è stata recentemente pubblicata su Dermatology.
Kluger ha preso in considerazione 20 Paesi e ne ha seguito l’andamento – il numero di ricerca su internet – nei vari mesi dell’anno, per 15 anni. Quello che è emerso è un aumento regolare delle ricerche nel periodo in esame: 46 ± 5 (2004-2008), 65 ± 11 (2009-2013) e 84 ± 7 (2014-2018). Inoltre, durante l’anno il maggior numero di ricerche si concentra nella stagione più calda mentre il picco più basso si registra nella stagione più fredda.
Pertanto nell'emisfero settentrionale o boreale, il picco delle ricerche si raggiunge a luglio-agosto, mentre nell'emisfero meridionale o australe il picco è intorno a gennaio. In quanto ai territori, ai primi posti si collocano i paesi dell'America Latina (12 dei 20 principali paesi) dove troviamo Porto Rico, Costa Rica, Argentina, Brasile mentre le Filippine con il 64% (14esimo posto) è l'unico paese asiatico tra le prime 20.
Sempre nel periodo 2004-2018, gli Stati Uniti, con il 68%, sono all’11esimo posto mentre l’Italia, con 62%, si colloca al 16esimo posto, preceduta dall’Australia (64%, 15esima). Ultime due posizioni, UK (61%; 19esima) e Spagna (56%; 20esima).
È del tutto ovvio che Google Trends non è uno strumento epidemiologico e che quindi questi numeri non si traducono automaticamente nel numero di persone che hanno un tatuaggio. Questi numeri sono influenzati dalla facilità di accesso ad internet – non uguale in tutti i Paesi – così come dai messaggi che passano sui mezzi di comunicazione. Un personaggio famoso, uno sportivo, un cantante, un politico, ecc. - che in un determinato periodo mostra un tatuaggio, determinerà in quel Paese e in quel momento un picco su Google Trends che non necessariamente sarà rappresentativo del numero di persone tatuate.