Dopo le polemiche dei mesi scorsi sull'efficacia dell’antimalarico idrossiclorochina (Plaquenil), dibattito scaturito anche in seguito alle dichiarazioni di Donald Trump, e dell’antinfluenzale favipiravir (Avigan), dopo la diffusione sul web di un video girato in Giappone dal farmacista romano Cristiano Aresu, stanno arrivando le prime verifiche sperimentali condotte nei vari laboratori europei per verificarne l’efficacia. In uno studio in vivo, su modello animale (criceti), pubblicato in questi giorni su PNAS da un team internazionale di scienziati, arriva la conferma dell’efficacia del farmaco antinfluenzale, solo a dosaggi elevati, ma non dell’antimalarico, risultato totalmente inefficace.

Il modello sperimentale

Virologi del KU Leuven Rega Institute, in Belgio, in collaborazione con un team internazionale, hanno approfondito l’efficacia di due farmaci ancora molto discussi per la loro attività contro SARS-CoV-2. La valutazione è stata fatta in un modello animale di laboratorio, i criceti, dove il virus si replica rapidamente dopo l’infezione. I risultati sono stati pubblicati recentemente su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences). Prima autrice Suzanne J. F. Kapteina.

I due farmaci oggetto dello studio sono l’idrossiclorochina e il favipiravir. Il primo è un antimalarico, il secondo è un antivirale approvato - da marzo 2014 in Giappone - per il trattamento dell’influenza.

Anche se va precisato che quest'ultimo è autorizzato solo nei casi di influenza grave e non trattabili diversamente in quanto risulterebbe teratogeno, quindi da evitare in gravidanza. E, in ogni caso, favipiravir non è approvato negli Stati Uniti (FDA) e in Europa (EMA).

Gli animali sono stati infettati seguendo due approcci: somministrando loro una quantità elevata di Coronavirus direttamente nelle vie respiratorie oppure lasciando gli animali sani in contatto con animali contagiati.

Quest'ultima modalità serviva a valutare l'effetto preventivo del farmaco. Il trattamento è proseguito per 4 giorni, a vari dosaggi.

I risultati

L’idrossiclorochina non è risultata efficace in alcun modo nel ridurre la carica virale del coronavirus. E questo dato, unito a quanto osservato in altri studi, dovrebbe sconsigliare decisamente l’uso di questo farmaco antimalarico nei pazienti Covid-19.

Gli animali trattati con dose elevate di favipiravir hanno fatto registrare un potente effetto anti-Covid-19. La valutazione si basava sulla carica virale presente nei polmoni e sulla valutazione istopatologica dei tessuti polmonari. Gli animali infettati con una carica elevata intranasale di coronavirus, dopo pochi giorni, risultavano quasi privi di virus in circolo. Mentre i criceti sani, lasciati nella stessa gabbia con criceti infetti, se trattati con favipiravir non si erano infettati e nei casi in cui l’infezione era passata, i sintomi della malattia erano stati lievi. A differenza del gruppo non trattato con il farmaco dove tutti gli animali si erano infettati con sintomi evidenti. Importante: questi effetti si osservano solo con dosaggi elevati mentre somministrando dosaggi bassi l'attività anti-Covid-19 era limitata.

Questo dato è importante per le valutazioni cliniche in corso.

In base a queste evidenze sperimentali, i ricercatori suggeriscono che favipiravir potrebbe essere impiegato anche in profilassi, ovvero indicato a coloro che sono soggetti a rischio, ad esempio, perché venuti a contatto con soggetti positivi o perché sono a maggior rischio per motivi professionali. Gli autori sconsigliano un'indicazione indiscriminata in quanto è sempre un farmaco che ha degli effetti collaterali anche gravi, vedi teratogenicità, tali da aver indotto le autorità giapponesi, dove viene prescritto come antinfluenzale, a un uso controllato e assolutamente sconsigliato in gravidanza.

I due farmaci

Idrossiclorochina (Plaquenil o generici, equivalenti) è chimicamente simile alla clorochina, entrambi noti antimalarici impiegati in Italia in campo reumatologico.

Da subito, con questa pandemia, in una fase di drug repositioning, questo è stato un farmaco considerato efficace nel contrasto all'infezione. Tutto divenne di pubblico dominio quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a maggio aveva dichiarato di prenderne una pasticca al giorno per prevenire il contagio. Ora sappiamo come è andata a finire.

Favipiravir, noto con la sigla T-705, è commercializzato con i nomi Avigan o Favilavir. Un farmaco ad attività antivirale, indicato in particolare contro molti virus a RNA, come il coronavirus SARS-CoV-2. Sviluppato dalla Toyama Kagaku Kōgyō, consociata della giapponese Fujifilm Holdings Corp., è approvato in Giappone come antinfluenzale. Usato anche nei pazienti Ebola, e tra i primi ad essere valutati in Cina e Giappone contro la Covid-19.

In Italia a maggio l'AIFA ha autorizzato uno studio clinico su pazienti Covid-19 con questo farmaco. In Russia, il 30 maggio il Ministero della Salute ha approvato una versione generica di favipiravir denominata Avifavir. In Giappone è da poche settimane iniziata, da parte delle autorità, l'analisi del dossier per autorizzare Avigan come farmaco anti-Covid-19. L'obiettivo è renderlo disponibile già a novembre. A produrlo sarà Fujifilm Toyama Chemical Co.

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