A luglio 2014 è stato rinnovato il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) ed una sola donna è stata eletta. Nel sito ufficiale del CSM è possibile leggere la delibera consiliare del 24/7/2014 intitolata "Partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini al processo decisionale". Anticipando le conclusioni del CSM, di fatto, sono ancora gli uomini a gestire il potere direttivo ed organizzativo.

La delibera del CSM spiega di avere attivato una rilevazione basata su questionari ed altre modalità di rilevazione statistica, per monitorare quante siano le donne magistrato con incarichi decisionali, cioè con poteri di direzione ed organizzazione degli uffici giudiziari.

I dati raccolti sono stati ripartiti secondo le macro aree nord - centro - sud Italia.

La delibera ricorda che le donne hanno potuto accedere in magistratura soltanto nel 1965 perché, fino a tale anno, soltanto gli uomini potevano concorrere ai pubblici impieghi. Un piccolo calcolo anagrafico: una giovane donna di 23 anni (laureata) che sia entrata in Magistratura nel 1965, è una donna nata nel 1942. Questa donna, nel 2014, ha 72 anni ma la maggioranza delle donne presenti in magistratura, nel 2014, hanno un'età molto minore.

Alla data del 4 luglio 2014, sono 4606 le donne magistrato, il 49 per cento del totale magistrati. La relazione del CSM ci dice che, i dati del 2008, indicano che i magistrati tra i 30 e di 35 anni, erano per il 53 per cento, donne.

Queste donne, nel 2014, hanno tra i 36 ed i 41 anni per cui avrebbero la maturità necessaria per fronteggiare responsabilità decisionali. La delibera del CSM ci dice che le donne stanno avanzando numericamente (nell'ultimo concorso il 66 per cento dei candidati che hanno superato l'esame, erano donne).

Ma, rileva il CSM, nonostante l'aumento della presenza femminile, nonostante l'indiscusso contributo dato dalle donne al progresso della società, anche in magistratura, nei posti "di potere" le donne sono pochissime.

Riconosce il CSM, che: "le evidenze numeriche dimostrano il perdurante grave deficit della presenza femminile nelle posizioni apicali". Qualche dato, alla data dell'ottobre 2013, sempre dall'indagine del CSM:

  • l'analisi delle funzioni direttive, evidenzia che al Nord Italia, ci sono 15 donne e 53 uomini; al Centro troviamo 17 donne e 77 uomini; al Sud, 17 donne e 65 uomini.
  • in Corte di Cassazione ci sono 5 donne con funzioni direttive giudicanti e 42 uomini. I magistrati giudicanti sono 211, di cui 74 donne.
  • tra i 112 presidenti di Tribunale, 23 sono donne e 112 uomini.
  • soltanto 2 donne sono presidenti di Corte di Appello
  • nessuna donna è procuratore generale di Corte di Appello.
  • il 91 per cento dei presidenti di sezione presso la Corte di Cassazione sono uomini.
  • nessuno Avvocato generale è donna.

È lampante, scrive il CSM, che esiste un problema di sottorappresentazione delle donne magistrato nei ruoli apicali.

Il CSM si chiede quali misure attuare per infrangere il cosiddetto tetto di cristallo e ricorda che, con una delibera del 2 aprile 2014, è stata decisa l'introduzione delle quote di risultato negli organismi rappresentativi. In quella occasione si è riconosciuto che è necessario dare alle donne un vantaggio temporaneo per accedere alla classe dirigente o agli organismi rappresentativi (quale è il CSM stesso).

È evidente che l'ingresso di una sola donna al CSM, nel luglio del 2014, abbia rafforzato le riflessioni. Il CSM ha proposto al Ministro della Giustizia di modificare il proprio sistema di elezione, insomma, quote in favore delle donne. Stiamo a vedere cosa succederà e quando.

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