I fumatori si sono trovati a fare i conti con lo sciopero dei tabaccai. Il Presidente della FIT (Federazione dei tabaccai) Giovanni Risso aveva annunciato che "dal prossimo 3 marzo i tabaccai si asterranno dalla vendita del tabacco dalle 9 alle 12, proseguendo per ogni lunedì, ad oltranza sino a quando le Istituzioni non porranno fine alla guerra dei prezzi che oltre a penalizzare l'erario penalizza anche i tabaccai essendo il loro guadagno una percentuale di quel prezzo" e puntualmente è successo.

I dati sull'adesione sono a macchia di leopardo, più forte in provincia e meno nelle grandi città.

Ma questo è solo l'ultimo atto di quello che sembra essere un vero e proprio braccio di ferro con i cittadini che rischiano di fare la parte delle vittime, tanto per cambiare.

Molti fumatori saranno rimasti stupiti quando, una paio di settimane fa recandosi dal tabaccaio per acquistare il solito pacchetto di sigarette si sono visti ridare indietro il resto.

Non un errore di calcolo, nemmeno la confusione tra monete, ma un atto forte da parte del principale operatore del settore, la Philip Morris che ha deciso di abbassare il prezzo di uno dei suoi prodotti più noti, le Chesterfield, portando il costo dei pacchetti dai 4,60 euro ai 4 euro attuali.

Scopo dell'iniziativa accelerare la riforma della tassazione sul tabacco in una direzione favorevole al gigante americano usando la leva del mancato gettito conseguente all'abbassamento di prezzo.

Una scelta che non è passata inosservata neanche a due parlamentari i deputati di SEL Paglia e Lavagno, entrambi membri della Commissione Finanze della Camera.

Nella loro interrogazione al Ministro dell'Economia e delle Finanze i due parlamentari hanno chiesto quali iniziative il Governo intenda prendere per evitare che in Italia si scateni quell'"effetto domino" già verificatosi in altri Paesi dell'UE per evitare che una guerra dei prezzi possa danneggiare le casse dello Stato, i tabaccai e nel medio periodo gli stessi consumatori.

Secondo le stime dei due parlamentari la decisione di Philip Morris, che non ha bisogno di recuperare quote di mercato essendo anzi cresciuta in Italia nel 2013, avrà delle pesanti conseguenze sulle casse dello Stato: 33 milioni di euro nell'immediato che potrebbero facilmente diventare 100 milioni quando anche gli altri operatori saranno costretti a riposizionare i prezzi nelle normali dinamiche di un mercato concorrenziale.

Una possibile spiegazione della manovra di Philip Morris potrebbe essere stata rivelata dalla stessa multinazionale in una riunione pubblica con gli investitori: ci sono margini di crescita per i suoi conti qualora si riesca nell'intento di portare l'Italia a rimodulare il sistema di tassazione, spostando il carico fiscale dalla tassazione legata al prezzo del pacchetto a quella fissa.

Scopo finale, favorire lo storico marchio Marlboro, posizionato nella fascia alta del mercato.

Appare evidente come gli interessi in gioco siano elevatissimi. Sta al nuovo Governo e al Parlamento dare risposte rapide per evitare che venga messa a rischio la sostenibilità del settore e siano danneggiati anche i cittadini.

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