La manovra di bilancio 2016 di Obama prevede una tassa del 19% sui futuri profitti offshore delle multinazionali, che i colossi dell'economia incassano all'estero. Nel mirino soprattutto i giganti dell'Ict come Apple, Microsoft e Google tanto che oltreoceano la nuova legge di bilancio è già stata rinominata Appletax. Le entrate raccolte saranno impiegate per progetti infrastrutturali (costruzione di strade, ponti, ecc.) e per coprire il deficit di Highway Trust Fund. Inizialmente la tassa sarà imposta al 14% una tantum sugli utili registrati all'estero (2 mila miliardi di dollari), successivamente aumenterà del 5% per arrivare al 19%. Nella manovra si specifica che le società che hanno sede negli Stati Uniti riceveranno un credito d'imposta per tutte le tasse versate all'erario in altri Paesi.

Per la legge attuale, finché colossi come Apple e Microsoft non rimpatrieranno i capitali al momento non dovranno versare nulla al fisco americano. Obama propone alle società ciò che chiedevano (un sistema con aliquota marginale d'imposta minore e con futuri redditi prodotti all'estero soggetti ad una tassa minima se imponibili), ma lo fa in modo inaspettato fissando aliquote che potrebbero far aumentare sensibilmente le tasse a società che hanno spostato la sede giuridica all'estero e che versano meno del 10% sui guadagni fuori dagli USA.

L'obiettivo è naturalmente di frenare la fuga di utili all'estero, scoraggiare i big nei paradisi fiscali e d'incassare oltre 200 miliardi di dollari per infrastrutture e nuove misure a favore della classe media. Questa è solo una delle proposte che Barack Obama presenterà insieme al budget, ha riportato l'agenzia Bloomberg.

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Il suo piano farà parte di un budget totale di 3.990 miliardi di dollari e solo per la tassa dei profitti all'estero delle multinazionali si prevedono 238 miliardi di dollari.

La regola attuale fissa una tassazione del 35% degli utili che le società producono nel mondo: beneficiano di un credito d'imposta per i pagamenti fatti all'estero e non devono versare tasse nel proprio Paese finché i capitali non rimpatriano, il che li spinge e lasciare gli utili fuori dai confini nazionali. Per dirne una, Microsoft ha registrato quasi 93 miliardi di utili fuori dagli USA e se dovesse rimpatriare i suoi capitali dovrebbe versare 29,6 miliardi di dollari con un'incidenza di circa il 32%, mentre finora Microsoft ha versato circa il 3% di tasse. E' stato riportato che il tesoro estero dei giganti americani vale 2 mila miliardi di dollari. Per far passare la legge, Obama dovrà scendere a patti con i Repubblicani che detengono la maggioranza al Congresso: il suo compromesso è imporre più tasse alle multinazionali in cambio del maxi piano d'investimenti di cui sopra che riguarda le infrastrutture (478 miliardi di dollari in opere pubbliche).